Mario
Avati è universalmente riconosciuto come il più grande incisore contemporaneo
alla maniera nera, una tecnica incisoria ideata nel 1642 dal tedesco
Ludwig von Siegen e largamente utilizzata soprattutto in Inghilterra
nel sec. XVIII, ma poi caduta quasi completamente in disuso alla fine
del sec. XIX.
E' una
tecnica affascinante e misteriosa che crea neri vellutati, interrotti
solo dai molteplici giochi di luce che danno forma alle cose togliendole
dal buio. Una tecnica che è anche frutto di un mestiere intransigente
e meticoloso, dove nulla può essere lasciato al caso.
Avati ha prodotto a partire dal 1947 centinaia di maniere nere, per
lo più a colori, senza disdegnare le altre tecniche, come l'acquaforte,
l'acquatinta, la vernice molle, la xilografia, la litografia, dalle
quali era pure partito alla ricerca del più giusto valore del nero.
Di questa vasta produzione, che conta oggi circa un migliaio di stampe,
giunge in dono alla Biblioteca Panizzi un significativo corpus di trecento
incisioni realizzate tra il 1954 e il 2001, alle quali si aggiungono
quindici disegni e oltre cinquecento buste con disegni a pastello e
collages: è tutto ciò che costituiva la collezione privata di due grandi
amici reggiani dell'artista, Edda e Anselmo Gualdi,
il cui rapporto con Avati si è consolidato negli anni sui registri della
stima reciproca, dell'amicizia fraterna, dell'affinità elettiva. In
nome di questa amicizia e per onorare la memoria della moglie Edda,
purtroppo scomparsa recentemente, Anselmo Gualdi ha voluto questa donazione,
arricchendo le collezioni del Gabinetto delle Stampe "Angelo Davoli"
della nostra biblioteca con una testimonianza non solo di straordinario
valore artistico, ma anche di altissimo significato umano.
Una
breve biografia di Mario A