121 incisioni per
una donazione
Sala mostre della Biblioteca
via Farini, 3
"Cominciai nel
1952, o forse prima, ad incidere. Non ricordo bene. Ricordo bene però
che dopo un anno ne sapevo meno di quanto ne sappia dopo un mese un
qualsiasi allievo d'Accademia di Belle Arti. E' che nei paraggi non
c'era nessuno che sapesse fare un'incisione e potesse darmi una mano.
L'ostinazione mi sorreggeva. Consultai manuali e seguii con scrupolo
le ricette. Almeno sin dove era possibile, perchè c'era sempre qualche
ingrediente introvabile. Infatti la vernice che mi preparai nacque
dura ed inservibile e tale rimase per sempre. Ripiegai sulla puntasecca:
incisa sul cartone, di quello duro rosso-mattone che serve a far cartelle,
perchè il torchio che mi ero fatto fabbricare aveva in antipatia lo
zinco; stritolava le lastre, ma i segni sul foglio rimanevano costantemente
vuoti. Il cartone andava più d'accordo con il torchio, però dopo due
o tre prove al massimo lievitava come un panino al forno e bisognava
buttarlo. Un lontano cugino mi forniva l'inchiostro tipografico al
posto di quello calcografico, riempiendomene ogni tanto una scatoletta
di pastiglie Valda. Insomma, una pena.
Poi a poco a poco, man mano che prendevo confidenza, qualche risultato
lo ottenni.
Tanto che cominciai a mostrare le stampe a Pallucchini, ogni volta
che andavo alle lezioni dell'università..."
Alberto
Manfredi
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