Biblioteca Panizzi
Contatti
Mappa del sito
Cerca nel sito


Comune di
Reggio Emilia

Dalle stampe della Raccolta “Angelo Davoli”
mostra 22 marzo - 20 aprile 1997


Sala Esposizioni dell'Antico Foro Boario


Enti Promotori:
Comune di Reggio Emilia, Assessorato Beni, Attività e Istituzioni Culturali, Biblioteca Panizzi - Gabinetto delle Stampe “Angelo Davoli”;
Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, Soprintendenza per i Beni Librari e Documentari
Provincia di Reggio Emilia; Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia “Pietro Manodori”


La Mostra, a cura di Zeno Davoli e Chiara Panizzi, presenta una panoramica dell'incisione in Europa dal Cinquecento agli inizi del Novecento. Le oltre 250 stampe esposte documentano i movimenti e gli artisti che hanno segnato la storia di quest'arte nei secoli, passando in rassegna le opere degli autori più rappresentativi da Dürer a Rembrandt, da Callot a Goya, da Toulouse Lautrec a Renoir. Accanto a pezzi unici, sono presentate anche stampe che documentano aspetti significativi della evoluzione della tecnica incisoria dalla più antica, la xilografia, al bulino, all'acquaforte, all'acquatinta, alla vernice molle, al lavis.
Realizzata in occasione della pubblicazione del secondo volume del catalogo generale della Raccolta di stampe "Angelo Davoli", curato da Zeno Davoli e pubblicato dalle Edizioni Diabasis, l'esposizione si propone, come la precedente mostra sull'Arte dell'incisione italiana del 1995, di illustrare la ricchezza della collezione di stampe che Angelo Davoli (Reggio Emilia, 1898 - 1973) ha raccolto con grande competenza in trent'anni di straordinario impegno collezionistico e culturale.
La raccolta conta infatti circa 40.000 incisioni dal Quattrocento al Novecento ed è destinata ad arricchire il patrimonio culturale della città di Reggio Emilia per volontà della famiglia Davoli, nel rispetto di quello spirito di generoso disinteresse che animò sempre la condotta di vita di Angelo Davoli.
Le oltre settemila stampe descritte nei primi due volumi del catalogo vengono così donate alla Biblioteca Panizzi e messe fin da ora a disposizione degli studiosi. La donazione rappresenta il punto d'arrivo di un complesso lavoro di catalogazione informatizzata e coincide con la nascita di un nuovo servizio, di rilevanza nazionale, che la Biblioteca Panizzi offre alla città: il Gabinetto delle Stampe "Angelo Davoli".
Il percorso della Mostra si articola in otto sezioni.



IL CINQUECENTO

Albrecht Dürer . il commercio d'amore La sezione si apre con un autore del secolo precedente: Michael Wohlgemuth, che ricorda e sintetizza la produzione dei primitivi, se così si possono chiamare.
Il Wohlgemuth fu anche maestro del Dürer, che negli ultimi anni del Quattrocento e soprattutto nei primi decenni del Cinquecento portò l'arte dell'incisione ai suoi livelli più alti. Egli trattò tutte tre le tecniche fondamentali: dalla più antica, la xilografia, alla recente, il bulino, alla nuovissima, l'acquaforte.
Per la xilografia, che in quegli anni e proprio in Germania raggiunse il massimo sia di creatività artistica, sia di virtuosismo tecnico, presentiamo accanto al Dürer i fogli di Lucas Cranach il vecchio, di Hans Baldung Grien e di Hans Burgkmair.
La xilografia però, sebbene preziosa per l'arte del libro, col declinare del secolo fu progressivamente abbandonata dagli artisti, mentre si sviluppò e divenne largamente predominante la tecnica del bulino. Si pensi, oltre al Dürer, a Luca di Leida.
Nell'evoluzione di questa, accanto alle particolarità dei singoli artisti, segnaliamo un elemento fondamentale, che abbiamo cercato di esemplificare con la scelta dei singoli fogli: mentre agli inizi l'arte è legata al lavoro degli orefici (il Dürer stesso era figlio di un orefice) e si esprimeva con fitte serie di tagli sottili e rettilinei, in seguito si passò (con Cornelio Cort e con la grande scuola fiamminga dominata dalla figura del Goltzius) all'uso di tagli larghi, che seguono con la loro incurvatura la superficie che rappresentano e si modulano in profondità o in estenuazione a seconda dei valori di luce e d'ombra che vogliono esprimere.
La figura chiave per il passaggio dalla prima alla seconda metà del secolo è Cornelio Cort, importante in particolare per l'Italia, perché venne qui a lavorare e determinò il trapasso dal gusto alla Marcantonio Raimondi a quello che sarà poi dominato da Agostino Carracci.
Si noti che la prima parte di questa sezione è dominata dagli artisti tedeschi, la seconda dai fiamminghi: così in effetti si spostò il centro dell'arte nel corso del secolo.


IL SEICENTO
J.D. Both: T'gehoor Nel Seicento rimase quantitativamente preponderante l'incisione a bulino, anche per ragioni pratiche (una lastra incisa col bulino permette tirature più alte di una incisa all'acquaforte), anche con questa tecnica però non mancarono grandi risultati artistici, ad esempio con gli incisori della bottega del Rubens (si veda il Cristo alla colonna del Vorsterman) che si preoccuparono in particolar modo del problema della resa del colore in una stampa di riproduzione.
Si ebbero anche importanti innovazioni tecnico-stilistiche, la più nota delle quali è quella del Mellan, che preferiva incidere con tagli paralleli, senza incrociarli, ed esasperò la possibilità del bulino di variare lo spessore del taglio affondando più o meno la punta dello strumento nel metallo della matrice. Così egli arrivò a raffigurare su una lastra il volto di Cristo usando un unico segno, che partiva sottilissimo dalla punta del naso e poi, girando a spirale, copriva tutta la superficie ed otteneva i particolari del volto unicamente aumentando lo spessore del taglio (e quindi intensificando le ombre).
Con tutto questo i migliori incisori raggiunsero livelli di perfezione e produssero opere che rimasero famose come modello per i giovani artisti fin oltre l'inizio dell'Ottocento: si veda a questo proposito la Crocifissione dello Edelinck (della fine del secolo) su cui si esercitavano, a Bologna, gli scolari del Rosaspina e di cui presentiamo dei particolari copiati dai nostri Asioli e Jesi (per necessità dello spazio espositivo la collochiamo all'inizio della sezione dedicata al Settecento).
Per noi moderni tuttavia la produzione più importante del secolo è quella all'acquaforte. Si diffuse infatti la figura del peintre-graveur, cioè del pittore-incisore che occasionalmente o sistematicamente trovava nell'acquaforte il mezzo tecnico che gli consentiva, rispetto al bulino, una maggior immediatezza e libertà espressiva e quindi gli dava la possibilità di esprimersi pienamente e di realizzare opere d'arte autonome e del tutto personali.
E' comprensibile quindi che oggi si dia, in linea di massima, maggior importanza alla stampa realizzata dall'autore su un disegno che egli stesso ha concepito per l'incisione e per i valori che questa gli consente di conseguire, piuttosto che alla stampa in cui un incisore riproduce un disegno altrui che, poco o tanto, limita le sue scelte espressive e gli impone dei virtuosismi formali.
Se nella produzione all'acquaforte rimase predominante, e più conosciuta, l'area fiamminga, resa illustre da artisti come Rembrandt, Van Dyck, Van Ostade, i paesaggisti ecc., è di notevole rilievo anche quella francese, meno studiata, finora, ma ricca di scoperte assai interessanti (De La Hyre, Perrier, Brébiette, Chaperon...). In Francia, significativamente, troviamo degli splendidi decoratori, tra i quali per il Seicento presentiamo il Le Pautre, per il Settecento il Salembier.
Tra le tante particolarità artistiche del sec. XVII si può ricordare infine la pratica dell'incisione "in piccolo", che ha portato alla realizzazione di vere e proprie miniature con soluzioni formali particolari, genere in cui hanno tuttora grande e meritata fama il Callot ed il nostro Della Bella.


IL RITRATTO CLASSICO

Claude Mellan: ritratto del papa Urbano VIII Usiamo l'aggettivo di classico per indicare il ritratto prodotto fino alla fine del Settecento.
Questo genere merita una sezione a parte sia per l'enorme diffusione che ha avuto in tutti i secoli, sia per ragioni più strettamente artistiche, poiché pone particolari problemi sia dal punto di vista contenutistico che formale.
Se il rapporto tra l'artista ed il suo soggetto va studiato caso per caso, sul piano formale si può osservare che lo sforzo di penetrazione nel soggetto spinge l'autore a particolari sottigliezze stilistiche, per cui di solito su una stessa lastra vengono usate contemporaneamente le tre tecniche del bulino, dell'acquaforte e della puntasecca a seconda dei particolari da rappresentare e degli effetti da ottenere e ad ognuna si richiede il massimo della peculiarità.
Ai pezzi presentati in questa sezione occorre far precedere idealmente il Ritratto di Federico di Sassonia del Dürer, che abbiamo inserito tra le opere del Cinquecento ed è un capolavoro indiscusso. Tralasciando poi i ritratti in legno intagliati nel Cinquecento per i libri, vediamo i bulini classicamente rigorosi della fine del secolo e dell'inizio del secolo successivo, opera degli abilissimi intagliatori fiamminghi (i Sadeler, i Van Passe, i Queborn ...). Una posizione isolata e d'eccezione è tenuta dal Van Dyck, che predispose i disegni per una splendida serie di ritratti di artisti contemporanei, ne incise alcuni egli stesso all'acquaforte ed affidò la trascrizione su rame degli altri agli ottimi bulinisti già operosi nella bottega del Rubens, di cui egli stesso era stato discepolo.
Tra Sei e Settecento un posizione predominante è tenuta dalla produzione francese, in parallelo con il grande slancio culturale ed i successi economici e politici del paese. I fogli esposti trasmettono immediatamente un'idea della "grandeur", noto pregio e limite della nazione, però meritano anche che si vada al di là con un'analisi più approfondita, poiché sono opera in ogni caso di grandi artisti.
Dato che per ragioni cronologiche e di spazio la produzione del Seicento è separata da quella del Settecento, si nota molto bene lo stacco tra la prima, molto severa, essenziale, composta, nobile, e la seconda piena di fasto e di pompa, tanto che lo stesso virtuosismo tecnico nella prima serve a scolpire una personalità, nella seconda è finalizzato prevalentemente all'eleganza.
Per curiosità, in una bacheca abbiamo raccolto solo dei ritratti, ognuno dei quali è stato inciso dall'autore "pour sa réception à l'Accadémie", cioè quando, venendo accolto nell'Accademia reale, doveva produrre un saggio del suo talento. Questo a riprova dell'importanza che si dava a questo genere.
La rassegna si chiude con due fogli insoliti di area inglese, che mostrano con ogni evidenza come nel Settecento si stesse generando un'era nuova: l'incisione dell'Hogart ed il ritratto del Baretti, eseguito dal Ward con una tecnica inconsueta: la maniera nera.


IL PAESAGGIO TRA CINQUE E SETTECENTO

Goltzius: paesaggio con un uomo e una donna che riposano sotto un grande albero Prima del dilagante successo nell'età contemporanea, il genere "paesaggio" ha suscitato un interesse disuguale negli artisti e nei critici a seconda dei momenti e delle aree geografiche.
Certo la produzione più ricca ed originale, entusiasmante nel suo complesso e nei singoli artisti, è quella fiamminga.
Del suo sorgere, nel Cinquecento, possiamo presentare un pezzo importante di Hans Bol ed una rarissima xilografia a due legni del Goltzius, artista famoso soprattutto nelle incisioni a bulino, in cui ebbe molti seguaci ed imitatori, anche nella stampa di paesaggio (si veda principalmente il foglio del Matham).
Presto però i pittori si diedero all'acquaforte e produssero una serie grandiosa di fogli, che possono essere detti piccoli capolavori per le dimensioni, ma sono certo grandi opere d'arte per l'originalità la sensibilità, la vita, lo spazio, la luce ... In questa schiera d'artisti già i contemporanei distinguevano gli "italianizzanti", cioè coloro che ricercavano, la serenità, l'armonia e la delicatezza dei particolari propria della nostra tradizione classica (come il Both ed il Genoels) da quelli che invece si tenevano lontani da questo influsso ed amavano visioni meno accademiche, più appassionate ed a volte drammatiche, ad esempio il Waterloo ed il Roghman.
Per affinità di stile accostiamo alle stampe di paesaggio quelle impostate sulla raffigurazione degli animali, tra le quali eccelle la produzione del Berghem.
Nella Francia, dominata dal solenne barocco di corte, il paesaggio rimase in secondo piano, anche se ebbe artisti, come Claudio di Lorena, che pure incisero e che fecero scuola.
Incantevole in questo genere è anche la scuola del Callot, il maestro dell'incisione in piccolo di cui abbiamo già parlato.
Il Settecento ha allargato l'area di produzione a tutta l'Europa, ma si è dimostrato meno fecondo e troppo vincolato all'accademia. In questo campo però si possono sempre fare scoperte molto piacevoli, come le stampe di Salomone Gessner, che tutti conoscono per i suoi idilli preromantici, ma che, a detta dei critici, avrebbe fatto meglio a scrivere meno e ad incidere di più.
E' evidente tuttavia che se in questo secolo vogliamo trovare l'eccellenza dobbiamo tornare a Venezia.


IL SETTECENTO IN FRANCIA

Fragonard: La presentazione di Gesù al tempio Nel Settecento il gusto francese risulta dominante in Europa anche nel campo dell'incisione.
La produzione all'acquaforte pura dei principali pittori (si vedano nella nostra scelta i fogli di Fragonard, Hutin, Vivant Denon, Subleyras o Huet) è quantitativamente molto ridotta, anche se di grande interesse.
Si diffonde anzi l'uso tra i pittori di incidere una lastra all'acquaforte, poi di affidarla ad un bulinista perché, con la sua sapienza accademica, ne completi il chiaroscuro secondo il gusto imperante.
Di questo è un chiaro esempio, tra le opere esposte, il bel foglio di Dumont le Romain, mentre nel grande Ratto di Europa del Liotard abbiamo una lastra priva delle rifiniture al bulino.
Per il resto prevalgono opere di riproduzione, incise con la tecnica mista di acquaforte, bulino e puntasecca, ma con larga prevalenza della prima, che con i suoi segni mossi e liberi dà maggior rilievo alle vibrazioni di colore ed alla grazia sfuggente tanto amata dal secolo.
Verso la metà del Settecento, ad opera principalmente del Wille, si ritorna ad un uso prevalente e molto regolare del bulino, che dà particolare risalto al disegno e raggiunge esiti di grande virtuosismo. Il punto di arrivo di questa ricerca di eleganza, fasto e magistero formale può essere visto nel ritratto di Luigi XVI eseguito con la Rivoluzione già in corso dal Bervic, che fu anche maestro del nostro Toschi.
Ci è sembrato significativo chiudere la rassegna del Settecento francese accostando i fogli del Wille, dello Huet, del Petitot e del Wicar per sottolineare la varietà di forme e di indirizzi che ribollivano alla fine del secolo: un gusto ancora arcadico nell'acquaforte (Huet), il gusto accademico del "bel taglio" (Wille), il nuovo gusto neoclassico (Petitot) ed infine due fogli artisticamente piuttosto mediocri, ma storicamente assai significativi (del Wicar) che ci mostrano come, nel momento in cui la politica cominciava a scendere tra le masse, l'incisione potesse essere usata anche come strumento di propaganda politica.


IL SETTECENTO NEL RESTO D'EUROPA

Angelica Kauffmann: nozze mistiche di Santa Caterina Il quadro dell'incisione del Settecento al di fuori di Italia e Francia ripete forme e tecniche della produzione francese.
E' abbondante la produzione di incisioni di traduzione a tecnica mista, a volte con prevalenza dell'acquaforte (Frey) e successivamente con prevalenza del bulino (Strange). Non mancano stampe originali di artisti di rilievo (si vedano Weiss, Wit, Rode, Kauf-fmann), ma questi spesso denunciano una chiara dipendenza da altri artisti, come il Dietrich da Van Ostade, il Riedel dal Crespi, il Nevay dal Bartolozzi.
A questo quadro ovviamente va aggiunto quanto esposto nelle altre sezioni del ritratto, del paesaggio e delle nuove tecniche.
L'area più interessante è quella inglese, che vede grandi artisti locali (Hogart, Jackson), l'uso di nuove tecniche (soprattutto la maniera nera), il sorgere di nuovi generi (come la caricatura) e si avvale anche dell'apporto di artisti stranieri, richiamati dal grande benessere economico e dal proliferare di iniziative artistiche, come Bartolozzi ed Angelica Kauffmann. Qui si opera anche una fusione più armonica tra grazia arcadica, sentimentalismo preromantico ed eleganza neoclassica (Legat).


IL SETTECENTO: LE NUOVE TECNICHE

Francisco Vieira I: Donna con bimbo in paesaggio In concomitanza col grande fervore illuministico si ebbe nel Settecento anche un susseguirsi di ricerche e di innovazioni strettamente tecniche, che arricchirono notevolmente il quadro della produzione incisoria.
Vi era anche una ragione più propriamente artistica che stimolava le innovazioni ed era data dal grandissimo interesse dei collezionisti per i disegni degli antichi maestri che spingeva gli incisori a tentare nuove vie per ottenere con una lastra gli stessi effetti del disegno. Si veda ad esempio l'incisione a punti (Condè, Burcke) che, sebbene non inventata allora, ebbe nella seconda metà del Settecento il massimo del successo e che si prestava ad imitare l'effetto di un pastello o di un carboncino su una carta rugosa. Bastava infatti disporre i punti in fila (anche con l'aiuto di rotelle) più o meno addensati e si otteneva la maniera crayon (cioè la maniera matita, vedi il Demarteau).
Così per imitare il disegno a penna si usò in modo particolarmente libero e variato l'acquaforte. Poi si inventò l'acquatinta per imitare, assieme all'acquaforte, il disegno a penna acquerellato (Saint Non). L'acquatinta era ottenuta versando l'acido sulla superficie di cera resa porosa, ma si otteneva un effetto analogo, con sfumature più delicate, con il lavis, cioè pennellando l'acido direttamente sul rame (Sveicart) o anche graffiando il rame con la puntasecca (Ryland).
Si inventò anche la cera molle che imita il disegno a matita (Vauthier, Vieira) per la quale si copriva la lastra con uno strato di cera più morbida del dovuto, poi si sovrapponeva un foglio di carta rugosa su cui si disegnava normalmente. La pressione della matita faceva aderire al foglio la cera, che così veniva tolta dalla lastra e su questa rimanevano i segni pronti per la morsura.
Molto intense furono anche le ricerche per produrre stampe a colori.
Fu intuita la tecnica moderna della sovrapposizione dei colori, ma non si riuscì a tradurla in pratica in modo soddisfacente, per cui ci si limitò o a fare incisioni a più lastre, ognuna con un colore da accostare agli altri, o ad inchiostrare a colori un'unica lastra (che fu il sistema più seguito).
Artisticamente più interessante è la ripresa della tecnica cinquecentesca dell'incisione a più legni (chiaroscuro) che fu operata a Venezia dal Jackson. Più spesso ci si accontentò del falso camaïeu (Pond), ottenuto con una lastra all'acquaforte e due matrici in legno.
La tecnica più raffinata e piacevole è quella della maniera nera (o mezzo-tinto) che, sebbene inventata nel secolo precedente (ne diamo un esempio col foglio del Van Somer), ebbe il massimo sviluppo in Inghilterra nella seconda metà del secolo XVIII (Earlom, Dean). L'uso di questa tecnica continuò fino alla metà del secolo successivo con effetti molto decorativi (Reynolds, Deboucourt, Jazet).


L'INCISIONE MODERNA

Delacroix: Leonessa che lacera il petto ad un arabo Per quanto riguarda le arti visive l'Ottocento è il secolo dell'invenzione della fotografia, che, introducendo uno strumento nuovo ed incomparabile di produzione d'immagini, diede un colpo mortale alla stampa di traduzione a bulino. Così terminò un modo plurisecolare di fare incisione.
Eppure il secolo si era aperto coll'enorme successo degli incisori a bulino, che con grande maestria e con lungo impegno riproducevano i quadri più apprezzati. La cosa aveva anche un risvolto economico di rilievo, per cui i singoli stati e le singole città andavano a gara per istituire nelle loro accademie una cattedra d'incisione.
I risultati artistici però furono discutibili ed ai fini della nostra mostra pensiamo che sia sufficiente in proposito il materiale esposto nella sezione dedicata al Settecento.
Abbandonata la stampa di traduzione, sopravvisse la stampa originale (che si poteva avvalere anche di una nuova tecnica, la litografia), intendendo per originale in senso stretto non la stampa autentica, ma quella realizzata dall'autore in base ad un proprio disegno, concepito per l'incisione e per soli fini artistici.
E' questo il modo di fare incisione che, con alterne vicende, ancor oggi continua, legato in mille modi col cammino spirituale e culturale dell'Occidente.
A questo si limita la nostra panoramica, a partire dai grandi artisti con cui si apre l'Ottocento (Goya, Inges, Turner) fino ad alcuni documenti significativi del nostro secolo.
Di fronte a queste opere, così originali nello stile e nella personalità artistica, l'ammirazione è immediata e profonda.
Ci si può solo chiedere, vedendo come i valori contenutistici ormai siano relegati in secondo piano e l'interesse dell'artista sembri concentrarsi escusivamente su problemi stilistici e formali, se da qui derivi alla lunga quel senso di crisi che poco o tanto si avverte sempre nell'arte contemporanea.


Didascalie immagini


Albrecht Dürer
(Norimberga, 1471 - 1528)
Il commercio d'amore.
Bulino; 150x138 mm.

Jan Dirksz Both
(Utrecht, 1610 - 1652)
T'gehoor (allegoria dell'udito).
Acqf.; 196x171 (211x176) mm.

Claude Mellan
(Abbeville, 1598 - 1688)
Ritratto del Papa Urbano VIII.
Bul.; 186x140 (221x155) mm.

Hendrick Goltzius
(Venlo, 1558 - 1616)
Paesaggio con un uomo e una donna che
riposano sotto un grande albero.

Xil.; 114x145 mm.

Jean Honoré Fragonard
(Grasse, 1732 - 1806)
La presentazione di Gesù al tempio.
Acqf.; 86x128 (96x139) mm.

Angelica Kauffmann
(Chur, 1740 - 1807)
Nozze mistiche di S. Caterina.
Acqf. e acquatinta con rifiniture al bulino; 130x175 (138x178) mm.

Francisco Vieira I
(Lisbona, 1699 - 1783)
Donna con bimbo in paesaggio.
Vernice molle; 140x107 (153x117) mm.

Ferdinand Victor Eugène Delacroix
(Charenton Saint Maurice, 1798 - 1863)
Leonessa che lacera il petto ad un arabo.
Vernice molle; 145x275 (213x282) mm.

HomePage