Comune di Reggio Emilia

Il catalogo


Qui puoi consultare il catalogo della rassegna Vola alta parola scorrendo l'indice di seguito:

- Introduzione di Guido Monti

- Testo di Roberto Galaverni

- I testi degli autori: Giuseppe Conte, Maurizio Cucchi, Antonella Anedda, Gianni D'Elia, Valerio Magrelli, Valentino Zeichen, Alberto Bertoni, Andrea Gibellini, Giancarlo Sissa, Emilio Zucchi

- Le note biobliografiche

Le copie cartecee saranno in distribuzione agli utenti nelle serate della rassegna.



Introduzione

La rassegna poetica Vola alta parola ha ricercato il contatto con quelle voci capaci di saper interrogare in profondità i tempi incerti che viviamo. Ecco l’interrogazione che i poeti ci pongono e che traspare dai loro libri, è molto varia per tono ed approccio verso le cose della vita ma sempre capa­ce di fornirci degli strumenti autentici di interpretazione del reale; ci sorprende altresì per l’emotività profonda che sembra venire da vissuti territorialmente distanti ma così univoca, nel trasmettere quello scarto di senso proprio del poetico rispetto alla lingua comune. Ciò che la lingua non sa esprimere nel senso di una non definizione logica, non rappresentazione materiale o mentale o empirica, lo fa la poesia. Il suo proprio è l’alterità di senso. E mi piace per questo ricordare ancora cosa diceva Mallarmè: “la poesia corregge i difetti della lingua”.
Ecco allora che nella società dell’approssimazione linguisti­ca, della nevrosi mass mediologica, la parola che ci pone da­vanti al “reale veramente assoluto” invitandoci perentoria­mente a cambiare dopo averla sentita, è quella più antica e nuova assieme: la poetica.
E di fronte appunto alle magnifiche sorti del moderno, dove tutto è misurabile, la vera poesia, è un fare invece senza al­cuna garanzia, senza protezione, “in terra straniera, là dove non mi portò alcun seno materno” ci ricorda Rainer Maria Rilke con parole che suonano così vicine.

Rinnovo i miei più cari saluti al critico letterario Roberto Galaverni e agli autori coinvolti, quali: Giuseppe Conte, Maurizio Cucchi, Antonella Anedda, Gianni D’Elia, Va­lentino Zeichen, Valerio Magrelli, Alberto Bertoni, Andrea Gibellini, Giancarlo Sissa, Emilio Zucchi e alle loro voci così riconoscibili che si metteranno in gioco, ricostruendo attraverso i versi di una vita, una cronologia per frammenti del loro racconto esistenziale.

Guido Monti


Testo di Roberto Galaverni

Tra attività e passività, tra decisione e ricezione, a me pare che ogni buona poesia si presenti in qualche modo come un fiume che al contempo è anche un lago. Un fiume e un lago sempre in vario modo compresenti e interattivi. È il paradosso e insieme la qualità più singolare di quello strano – sempre un po’ straniero, sempre un po’ stralunato (ogni poeta ha le sue lune) – discorso che è la poesia; un discorso incredibilmente moltiplicato e reversibile, perché dicendo anche si guarda dire, perché mentre dice di altro anche di­chiara se stesso e la propria natura. Appunto come un fiume che scorrendo al contempo riesca a fermarsi e a rispecchiare o meglio a riflettere, proprio come fa il pensiero, se stesso e il suo procedimento.

Roberto Galaverni

Da Il poeta è un cavaliere Jedi. Una difesa della poesia (Fazi, 2006)


I testi degli autori

Giuseppe Conte "Le stagioni della terra"
 
Ci pensi, non ho mai piantato un albero,
non ho mai avuto un figlio.
Tanto assomiglio al mare,
solitario, sterile.
Né un crespo cipresso, né un salice
umido e lento, né un’euforbia
diramata a delta, né un pesco
né un susino né un melo
ho mai fatto crescere, né un ramo
rosa o candido a marzo, né un piccolo
di uomo.
 
Come l’onda percuote la riva
senza fecondarla, senza lasciarvi
altro che alghe  e consunte radici
così –non lo dici ?- io percuoto
la vita.
Eppure l’ho amata, la
terra, ti ho amata.

Da Le stagioni (BUR, 1988)
 

Maurizio Cucchi 
 
O Sabatino la morte
ti fornirà
informazioni pratiche
comunicazioni-benevolmente
interrogala ed avrai
risoluzioni nitide.
 
*
Mentre il sublime poema componevo
il foruncolo è cresciuto sotto il labbro.
Mi commisero e considero:
mi ridedico al brodo di pollo
abbandonato solitario incolpevole sopra il tavolino.
Il sublime non avrà
confesso ritengo
la meglio
 
Da Paradossalmente e con Affanno titolo della prima plaquet­te di Maurizio Cucchi pubblicata da Teograf nel 1971 ed ora una selezione di testi della omonima plaquette tra cui que­sto, assieme ad altro materiale inedito è pubblicata da Edb edizioni, col titolo Rebus Macabro (2014).


Antonella Anedda "Lezione"

Se devo scrivere poesie ora che invecchio
voglio vederle scorrere, perdersi in altri corpi
prendere vita e nel frattempo splendere sulle cose vicine,
tenermi compagnia come le cipolle sbucciate nella luce
mentre preparo un brodo con gli occhiali offuscati
appunto un verso su un foglio e a volte mi ferisco
scambiando la penna col  coltello.
 
Da Salva con Nome (Mondadori, 2012)
 

Gianni D’Elia "Aria della polvere"
 
Il movimento e la vita
un bacio così forte
che tutta l’impazzita
gioventù andò alla morte
 
E se la Resistenza
fu poesia e ragione
fu la nostra impazienza
prosa di presunzione
 
Tra polvere da sparo
e polvere d’eroina
folle rivoluzione
suicida o assassina
 
E chi cercò l’amore
trovò il tradir del bene
polvere di parole
come altri sangue o vene
 
Il movimento e la vita
un bacio così forte
che tutta l’impazzita
gioventù andò alla morte
 
Spettro che ci pertiene
 
Da Trentennio, Versi scelti ed inediti 1977-2007 (Einaudi, 2010)
 

Valerio Magrelli
 
Natale, credo, scada il bollino blu 
Natale, credo, scada il bollino blu
del motorino, il canone URAR TV,
poi l’ICI e in più il secondo
acconto IRPEF - o era INRI ?
La password, il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.
 
Da  Il sangue amaro (Einaudi, 2014)


Valentino Zeichen "Per Angelo Guglielmi"

“Prendere in giro e venir presi in giro”
Questo motto di Friedrich Engels
è la medaglia all’ironia di Angelo
alle sue dispettose battute
dall’agilità enigmistica:
da campione di giochi semantici.
Molti si divertono con i suoi witz
altri, al confronto si vedono lillipuziani.
Toc..toc…toc…invano bussano
alle copertine del sapere racchiuso
nei volumi dei filosofi,
e dall’interno nessuno apre.
Nel suo caso penso d’aver
scorto il suo indirizzo tra
le correnti d’aria filosofiche:
è il Vitalismo tra Nietzsche
e Ortega y Gasset.
 
Mai trapela una metafora
dalla segreta presa di corrente
a cui Angelo attacca la spina
per la ricarica energetica
del suo daimon vitalista.
Capitano delle arti, in armi;
critica letteraria, cinema e tv.
Investigatore di stilemi
sempre in avanscoperta,
specializzato nel recupero
di scrittori incidentati
vittime di nevrotici esperimenti
linguistico pirotecnici.

Testo inedito
 

Alberto Bertoni "Appunto partigiano"

Ho pensato di chiederti una cosa
di luoghi muti e pioggia
nel punto più bello della storia
perché sul più bello scivolando
alla vista del crucco sei scomparso
che vicino a Casalecchio mitragliando
t’avrebbe fatto il nome sulla lapide
precipitato a valle con il sangue
di frasi mozze, vite smangiucchiate
nel teatro naturale del calanco
oggi come mai grigiastro
il segno della resa
 
Tutto per niente in cambio
la posta che hai giocato
e chiusa in un elenco
l’enormità dell’atto
 
Adesso che manca il tuo nome
e il sole è una striatura
un punto di domanda
sempre più flebile e distratto
il nostro dislivello che non basta
non basta a separarci
più sottile il diaframma delle spalle
questa pelle di tamburo
ma nessun testimone ancora vivo
del tuo scivolare dietro l’ombra
nell’anfratto di fango
 
Essere di colpo arbusto
impronta di stivale o carrarmato
essere aria, dente di fuoco, slancio
nello sguardo del falco

Da Traversate (Sef editore, 2014)
 
 
Andrea Gibellini "Scherzo"

Il sole cristallino ha raffreddato l’aria.
E nulla affina l’aria più del nostro sentire.
Ora tutto è chiaro più del vero.
 
Solo un’ ombra calata dalla sera
Può spezzare l’incantesimo, l’alta quiete,
le contraddizioni di un’età, i gemiti del parto.
Ma un debole vento agita il mio canto.
 
E voi che ascoltate queste mie povere parole,
-filo d’edera caduta, via pietosa, nero fumo-
come gente distratta in lontana melodia,
adesso che su autobus percorrete lunghi viali,
per un solo attimo vi prego di fermarvi:
i doveri del bisogno restino silenziosi
come un velo- il vento s’è alzato oltre gli alberi –
sceso sul volto di giovane sposa.
 
E l’Oceano conservi come splendida
medusa le nostre poche verità conquistate.
 
Da La felicità improvvisa (Jaca book, 2001)


Giancarlo Sissa "San Lucar de Barrameda"

In questa luce aperta come un parto
camminiamo in riva al mare – e qui si svela
lungo il nostro sogno un delta di parole:
“antes muerto que hundir mi galeon”
scritto forte sopra un tetto di caracoles
 
e a cosa stiamo resistendo in questo esilio
di vertigini e inferriate del quale a nessuno importa?
all’assalto volgare del solito nulla? a una culla vuota
di un teatro da gridare? non lo sanno loro
e noi non lo sappiamo, ma camminiamo in questa luce
 
muta che vorrebbe parlare dove il Guadalquivir
ci conduce a un altare d’onde, retablo rassegnato
di compassione e pescatori, di pallide passioni
e povere ore … forse al tempo amaro e non
voluto, quello imposto da nani e dittature, sputtanate
 
spazzature … tutto, subito, qui e ora – o il contrario
della preghiera – e oltre continuiamo con lo sguardo
di là dalla ringhiera di protezione: accesa pianura
d’acqua e verde di Doñana, in silenzio ti chiediamo
una parola vera, polena di vascello o galeone,
 
qui noi siamo la persa parte, la parte che perde,
ma con arte … quella che non trucca le carte, quella
che poi in fondo ci basta alzare la testa dalle rovine
di quel che resta, smontare l’asta della bianca bandiera
… “antes muerto que hundir mi galeon” … parola intera.

Da La costellazione delle altalene. Testo inedito
 

Emilio Zucchi
 
Ai piani bassi, a Firenze, Villa Triste
è, dai nazisti, affidata al pugnale
di Mario Carità: duecento bocche
di fascisti ai suoi ordini. La fuga
di Bruno Fanciullacci, tormentato
ai genitali per giorni; nessun nome
dalle sue labbra. Preso nuovamente,
crolla di dentro: pur di non parlare,
si getta dal secondo piano. Muore.
Pietro Koch perfeziona qui il suo sguardo,
morbido e gelido nel carezzare
lo sguardo di chi a lingua gonfia implora
acqua, venendo ingozzato di sale.

Da Le midolla del male (Passigli, 2010)


Le note biobliografiche

Guido Monti (San Benedetto del Tronto nel 1971), si è laureto all’Università degli studi di Bologna. Sue poesie sono presenti in “Almanacco dello specchio” (Mondadori, 2009), “Italian Poetry Review” (2013), “Paragone” (2013), “Nuovi Argomenti” (Mondadori, 2014).
Ha pubblicato Millenario inverno (Book editore, 2007, premio Contini Bonaccossi, finalista ad Orta S.Giulio), Eri Bartali nel gioco plaquette fuori commercio con un’acquaforte di Raffaella Ravelli (Grafiche Fioroni, 2008), Accademico di nessuna accademia, conversazioni con Gianni Scalia (Marietti, 2010). Già redattore di “In forma di parole”, collabora alle pagine culturali di diverse riviste e quotidiani. È in uscita il suo nuovo libro di poesie, Fa freddo nella storia per Stampa 2009.

Roberto Galaverni è nato a Modena nel 1964. Critico letterario, dopo aver collaborato per lungo tempo con «Alias-il manifesto», scrive ora per le pagine culturali del Corriere della Sera, con particolare riguardo alla poesia. È collaboratore dei programmi di RadioTre Rai e della Radio Svizzera Italiana. Svolge una consistente attività come insegnante o conferenziere in master, convegni, scuole di scrittura creativa, corsi di aggiornamento e seminari sulla letteratura. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Nuovi poeti italiani contemporanei  (Guaraldi, 1996), Contemporary Italian Poets («MPT», Londra, 1999) I luoghi dei poeti (Palomar, 2001), Dopo la poesia. Saggi sui contemporanei (Fazi Editore, 2002), Passaggio sul mare (Archinto, 2002), Il canto magnanimo (con Massimo Raffaeli; peQuod, 2005), Il poeta è un cavaliere Jedi. Una difesa della poesia (Fazi Editore, 2006), Italo.log, Antologia di poesia italiana contemporanea (con Theresia Prammer; www.satt.org/italo-log, Berlino, 2009-2010).

Giuseppe Conte (Imperia 1945), è autore di saggi cri­tici, dal libro d’esordio intitolato La metafora barocca, 1972, sino a Il sonno degli dei, 1999 e Lettera ai dispe­rati sulla primavera, 2006. Ha pubblicato raccolte di poesia, tra cui L’oceano e il Ragazzo, uscita in Italia nel 1983 e ristampata nel 2002, e tradotta con prefazione di Italo Calvino in Francia (Premio Nelly-Sachs) e negli Stati Uniti, Le stagioni, 1988, tradotta in francese nei Cahiers de Royaumont e in inglese, Dialogo , del poeta e del messaggero, 1991, Canti d’Oriente e d’Occidente, 1997 e Ferite e rifioriture, Premio Viareggio 2006. La prima antologia del suo lavoro poetico è uscita in Francia con il titolo Villa Hanbury & autres poèmes, nel 2002, la secon­da è uscita nel 2014 con il titolo di Farah bila ism (Gioia senza nome) in traduzione araba con prefazione in versi di Adonis. E’ anche autore di libri di viaggio e roman­zi, tra cui Primavera Incendiata, 1980, Fedeli d’amore, 1993, Il ragazzo che parla col sole, 1997, Il terzo ufficiale (Premio Hemingway), La casa delle onde (Selezione Pre­mio Strega), L’adultera (Premio Manzoni). Il suo ultimo romanzo è Il male veniva dal mare, uscito nel 2013. A lui si devono anche traduzioni da Blake, Shelley, Whit­man e Lawrence, e due monumentali antologie interna­zionali di poesia. Nel 1994 ha contribuito a fondare il Mitomodernismo, reintroducendo mito e bellezza come grandi temi culturali. E’ autore di opere teatrali e di li­bretti d’opera. Ha collaborato a programmi di RAI1 e RAI2, e da decenni scrive editoriali e articoli letterari per diversi quotidiani. Ha tenuto conferenze e letture di poesia in più di trenta paesi del mondo. Suoi romanzi e racconti sono tradotti in francese, inglese, olandese, russo e greco.
 
Maurizio Cucchi è nato a Milano nel 1945, dove vive. Si laurea all’Università Cattolica con una tesi su Nelo Risi e Zanzotto. Per anni opera come consulente editoriale, cri­tico letterario e traduttore (Stendhal, Lamartine, Flaubert, Villiers de Isle-Adam, Prévert, Mallarmé, Malherbe, Balzac e Jean Renoir).
Già direttore del mensile “Poesia” (1989-1991), attualmen­te collabora alle pagine culturali de La Stampa, Corriere della Sera e Il Giorno. Ha anche curato tra gli altri, opere di Edgar Allan Poe, C. S. Lewis, Georges Brassens, Federico García Lorca, Konstantinos Kavafis, Nazim Hikmet, Lucio Lami, Montale, Ungaretti, Teofilo Folengo, Federigo Tozzi, Mario Luzi.
Si impone alla critica e al pubblico già con la prima raccolta Il disperso (Mondadori, 1976; nuova ed. in Guanda, 1994), Le meraviglie dell’acqua (Mondadori,1980), Glenn (San Marco dei Giustinaiani, 1982, Premio Viareggio), Il figurante (scelta di versi 1971-1985), Donna del gioco (Mondadori, 1987), La luce del distacco (Guanda, 1990; nuova ed. 2002), Poesia della fonte (Mondadori, 1993, Premio Montale), L’ultimo viaggio di Glenn (Mondadori, 1999), Poesie 1965-2000 (Mondadori, 2001), Per un secondo o un secolo (Mondadori, 2003), Jeanne d’Arc e il suo doppio (Guanda, 2008), Vite pulviscolari (Mon­dadori, 2009), Malaspina (Mondadori, 2013, Premio Bagut­ta), Rebus Macabro (Edb edizioni, 2014) che si compone di testi inediti e introvabili.
Su Cronache di Poesia del Novecento (Gaffi, 2010) è presente una selezione del suo lavoro critico.
Ha curato il Dizionario della poesia italiana (Mondadori, 1983 e 1990) e con Antonio Riccardi l’Almanacco dello specchio (2006-2012) con Stefano Giovanardi, ha scelto i testi dell’antologia Poeti italiani del secondo Novecento (I Me­ridiani, Mondadori 1998 e Oscar, 2004), oltre a collaborare per Mondadori alla collana de “Lo specchio”.
Nel 2005, sempre per Mondadori, è uscito il suo primo roman­zo Il male è nelle cose, seguito nel 2007 dalla sua seconda opera narrativa La traversata di Milano e nel 2011 da La maschera ri­tratto. L’ultimo romanzo, L’indifferenza dell’assassino (2012), è stato edito da Guanda.
 
Antonella Anedda (Anedda-Angioy) nasce a Roma nel 1955, si laurea cum laude in storia dell’arte moderna presso l’Università La Sapienza di Roma. Dopo rap­porti di lavoro con molti atenei ed istituzioni, inizia a collaborare con l’Università della Svizzera Italiana come docente del Master in Lingua e Letteratura italiana e dal 2014 del Bachelor. Partecipa a programmi radiofonici per RAI 3 e per la Radio Svizzera. Il suo esordio in po­esia è del 1992 con il libro Residenze invernali (Premio Sinisgalli opera prima, Premio Diego Valeri e Tratti Po­etry Prize). Nel 2000 con il secondo libro: Notti di pace occidentale vince il Premio Montale per l’opera edita. E’ nella redazione della rivista “Testo a Fronte”. Cura l’an­tologia di poesie e prose di Philippe Jaccottet: Appunti per una semina. Sempre di Phillippe Jaccottet traduce le prose de La parola Russia. Con altri libri di poesia: Il catalogo della gioia (2003), Dal Balcone del corpo (2007) ottiene vari riconoscimenti tra cui Sibilla Aleramo, il Premio Dessì. Tra i libri di saggi: La lingua disadorna, Cosa sono gli anni (Fazi, 1997), La luce delle cose (Feltri­nelli, 2000).
Nel 2003 cura i racconti di Grazia Deledda: Come Soli­tudine (Donzelli). Tra gli altri volumi curati: Villette di Charlotte Brontë (Fazi). Nel 2009 pubblica La vita dei dettagli. Le sue versioni da poeti classici come Saffo e Ovidio e contemporanei come Philippe Jaccottet sono raccolte nel volume Nomi distanti. Il suo ultimo libro di poesie, Salva con nome (Mondadori, 2012), ha vinto tra gli altri il Premio Viareggio-Repaci e il Premio Pascoli. I suoi testi sono tradotti nelle principali lingue europee e non, come giapponese, coreano, ebraico.
Di prossima pubblicazione, nell’autunno 2014 un’an­tologia in inglese per la casa editrice Bloodaxe curata dal poeta Jamie McKendrick. Il suo ultimo lavoro in prosa è: Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena (Laterza, 2013). Nel gennaio 2014 le è stato conferito il Premio Puskin per l’opera poetica e saggistica.
 
Gianni D’Elia (Pesaro, 1953) ha fondato e diretto la rivista “Lengua” (1982-1994).
Ha collaborato come critico con numerose riviste e gior­nali; suoi saggi sono stati pubblicati su Il manifesto, Po­esia, Nuovi Argomenti e L’Unità.
Ha esordito con la raccolta Non per chi va (Savelli, 1980; Marcos y Marcos, 2000) cui sono seguite tra le altre: Febbraio (Il lavoro editoriale, 1985), Segreta (Einaudi, 1989), Notte privata (Einaudi, 1993), Città d’inverno e di mare (Campanotto, 1986), Congedo della vecchia Olivetti (Einaudi, 1996), Sulla riva dell’epoca (Einaudi, 2000), Bassa stagione (Einaudi, 2003), Trovatori (Einau­di, 2007, Premio Brancati, Premio Pascoli e Premio Pa­vese), Nella colonia Marina (Stampa, 2009) Trentennio versi scelti ed inediti 1977-2007 (Einaudi, 2010).
Nel 2005 ha pubblicato L’eresia di Pasolini. L’avanguar­dia della tradizione dopo Leopardi (Effigie, 2005), studio seguito poi da Il petrolio delle stragi. Postille a L’eresia di Pasolini (Effigie, 2006), Riscritti Corsari (Effigie, 2009).
Nel 2005 è stata pubblicata in Francia la traduzione di Congedo della vecchia Olivetti, a cura di Bernard Simeone (Comp’Act Editore).
Tra i suoi libri di traduzioni: Taccuino francese (Edizioni di Barbablù, 1990), I nutrimenti terrestri di Gide (Einau­di, 1994), Lo Spleen di Parigi di Baudelaire (Einaudi, 1997).
 
Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, docente di let­teratura francese all’Università di Pisa e poi di Cassino, ha diretto la collana di poesia “La Fenice” (Guanda) e la serie trilingue “Scrittori tradotti da scrittori” (Einaudi). Collabo­ra attualmente alle pagine culturali di Repubblica. Ha pub­blicato sei raccolte poetiche. Le prime tre (Ora serrata reti­nae, Feltrinelli 1980 Premio Mondello opera prima, Nature e venature, Mondadori 1987 Premio Viareggio, Esercizi di tiptologia, Mondadori 1992 Premio Montale), sono state riunite nel volume Poesie e altre poesie (Einaudi 1996), cui hanno fatto seguito Didascalie per la lettura di un giorna­le (Einaudi, 1999), Disturbi del sistema binario (Einaudi, 2006, Premio Cetona) e Il sangue amaro (2014).
Accanto alla scrittura in versi, si segnalano quattro volumi in prosa: Nel condominio di carne (Einaudi, 2003), La vice­vita. Treni e viaggi in treno (Laterza, 2009), Addio al calcio (Einaudi, 2010) e Geologia di un padre (2013).
È autore di diversi saggi come Che cos’è la poesia? La poe­sia raccontata ai ragazzi in ventuno voci (libro e cd, Sossella 2005, Giunti 2013). Tra i suoi lavori critici, ricordiamo tra gli altri Il lettore ferito. Cinque percorsi critici: Larbaud, Apol­linaire, Lamartine, Perec, Breton (Teatro di Roma, 2005) e Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza, 2010).
Tra i suoi componimenti per teatro ricordiamo il pamphlet politico intitolato Il Sessantotto realizzato da Mediaset. Un Dialogo agli Inferi (Einaudi, 2011).
Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribui­to il Premio Feltrinelli per la poesia italiana.
Le sue poesie sono state tradotte in oltre venti lingue e ap­parse su antologie e riviste straniere, mentre sono usciti in volume tra gli altri: The vanishing point. Poems (a cura di Jamie McKendrick, Farrar, Strauss and Giroux, New York, 2010), Ora serrata retinae (prefazione e traduzione di Jean- Yves Masson, Cheyne, Paris, 2010), Adieu au foot (traduc­tion par Marguerite Pozzoli en collaboration avec René Corona, Arles, Actes Sud, 2012).
 
Valentino Zeichen è nato a Fiume ma vive a Roma. Il suo primo lavoro fu pubblicato nel 1969 dalla rivista letteraria “Nuova Corrente” ed ancora dalla stessa rivi­sta nel 1972.
Dal 1974, anno della prima raccolta di poesie, Area di rigore (Cooperativa Scrittori), ha pubblicato diver­si libri fra cui Ricreazione (società di poesia Guanda, 1979), Tana per tutti (Lucarini, 1983), Pagine di Gloria (Guanda), Museo interiore (Guanda, 1987), Gibilter­ra (Mondadori, 1991), Metafisica tascabile (Mondado­ri, 1997) e Neomarziale (Mondadori, 2006). Casa di rieducazione (Mondadori, 2011)
Per Fazi, nel 2000, ha pubblicato Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, raccolta completa di DVD, e nel 2010 Aforismi d’autunno.
Tutte le poesie sono ora disponibili in Oscar Monda­dori (2014).
Ha scritto testi per teatro e radiodrammi.
Per le edizioni della Cometa di G. Appella ha pubblica­to Poesie giovanili, 2012 e due testi per teatro Apocalisse nell’arte, 2000, La refezione, 2007.
 
Alberto Bertoni (Modena 1955) è autore – in poesia - dei libri Lettere stagionali (1996, nota di Giovanni Giu­dici); Tatì (1999, omaggio in versi di Gianni D’Elia); Il catalogo è questo. Poesie 1978-2000 (2000, intervento di Roberto Barbolini); Le cose dopo (2003, postfazione di Andrea Battistini); Ho visto perdere Varenne (2006, pre­fazione di Niva Lorenzini); Ricordi di Alzheimer (2008, con una lettera in versi pavanesi di Francesco Guccini, e 2012); Il letto vuoto (2012) e Traversate (2014, prefa­zione di Paolo Valesio). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, francese, russo e ceco, mentre in spagnolo ha pubblicato l’antologia El guardián del lugar (2012).
Professore di Letteratura italiana contemporanea e di Prosa e generi narrativi del Novecento nell’Università di Bologna, dirige per Book Editore le collane di poesia “Fuoricasa” e “Quaderni di Fuoricasa”, è consulente scientifico del “PoesiaFestival” delle Terre dei Castelli provincia di Modena e membro di alcune giurie di premi letterari. Dal 2008 al 2010 - insieme con Biancamaria Frabotta – ha curato il Diario critico dell’Almanacco dello Specchio Mondadori.
Sul piano saggistico è autore e curatore di diversi artico­li e libri, tra cui i Taccuini 1915-1921 di F.T. Marinetti (1987), Dai simbolisti al Novecento. Le origini del ver­so libero italiano (1995, Premio Russo e Premio Croce 1996), La poesia come si legge e come si scrive (2006), il “Meridiano” dei Romanzi di Alberto Bevilacqua, La poe­sia contemporanea (2012). E’ inoltre autore – con Gian Mario Anselmi – del saggio dedicato alla letteratura dell’Emilia e della Romagna nella Letteratura italiana Einaudi curata da Alberto Asor Rosa (1989).
 
Andrea Gibellini è nato nel 1965 a Sassuolo. Ha pubblicato: Le ossa di Bering (Nce, 1993), La felicità improvvisa (Jaca Book, 2001, Premio Montale). Sue poesie e scritti sulla poesia sono usciti su “Nuovi Argomenti”, “Antologia Vieusseux”, “La Rivista dei Libri”, “Poesia”, “Oxford Poetry”, “Agenda”, “Poetry Review”. Ha curato un volume della rivista “Panta” dedicato alla poesia (Bompiani, 1999) e l’almanacco Stagione di poesia (Marsilio 2002). Per le Edizioni L’Obliquo è il saggio Ricercando Auden (2003). Sue poesie sono uscite nell’ “Almanacco dello specchio” (Mondadori, 2008). Nel 2011 per Incontri Editrice ha pubblicato un libro di saggi sulla poesia L’elastico emotivo.
 
Giancarlo Sissa è nato a Mantova nel 1961. Vive a Bologna. Francesista e traduttore, suoi racconti e po­esie sono comparsi su numerose riviste. Come poeta ha pubblicato nel 1997 Laureola (Book Editore, post­fazione di Alberto Bertoni), nel 1998 Prima della tac e altre poesie (Marcos y Marcos, prefazione di Giovanni Giudici), nel 2002 Il mestiere dell’educatore (Book Edi­tore, postfazione di Alberto Bertoni), nel 2004 Manua­le d’insonnia (Nino Aragno Editore, postfazione di Ro­berto Galaverni), nel 2008 Il bambino perfetto (Manni Editori, postfazione di Antonio Prete). E’ presente in diverse antologie fra cui L’occhio e il cuore, poeti degli anni ‘90 (Sometti, 2000), Il pensiero dominante, poesia italiana 1970-2000 (Garzanti, 2010), Le parole esposte, fotostoria della poesia italiana del Novecento (Crocetti, 2002), Poesia della traduzione (Sometti, 2003), Paro­le di passo, trentatre poeti per il terzo millennio (Nino Aragno, 2004), Trent’anni di Novecento (Book Editore, 2005), La linea del Sillaro (Campanotto, 2006), Vicino alle nubi sulla montagna crollata (Campanotto, 2008), Calpestare l’oblio (Argo, 2010), 100 Thousand Poets for change primo movimento (qudu libri, 2013), I volti delle parole (Fondazione TitoBalestra onlus, fotografie di Daniele Ferroni, prefazione di Sebastiano Vassalli, 2014). Le sue poesie sono tradotte in diverse lingue eu­ropee. Per Gallo et Calzati Editori ha curato nel 2004 Poesia a Bologna, raccolta di scritti autobiografici di di­versi autori. Ha collaborato come diarista e attore con il Teatro delle Ariette.
 
Emilio Zucchi (Parma, 16 marzo 1963) è un poeta, critico letterario e giornalista italiano. Dal ‘90 è redattore alla Gaz­zetta di Parma, dove cura la pagina culturale. Nel 1994 pub­blica la raccolta poetica Il pane (Campanotto editore), recen­sita con interesse, tra gli altri, da Giovanni Giudici su l’Unità. Nel 2001 pubblica la raccolta poetica Il pioppo genuflesso edita da Diabasis (prefazione di Mario Luzi). Nel 2007 pubblica la raccolta Tra le cose che aspettano edita da Passigli (prefazio­ne di Maurizio Cucchi), contenente alcune liriche già usci­te su “Poesia” e “Almanacco dello specchio” di Mondadori Editore e finalista ai Premi Viareggio-Rèpaci e Cetonaverde Poesia. Con il poemetto storico-civile Le midolla del male (Passigli, 2010, prefazione di Giuseppe Conte), Zucchi ha vinto i premi Toti Scialoja, LericiPea e Tarquinia- Cardarelli. Le midolla del male è stato integralmente tradotto in inglese sul “Journal of Italian Translation’’ del Brooklyn College di New York da parte degli italianisti della University of Arizo­na (Tucson) Giuseppe Cavatorta e Brenna Ward. I libri di Zucchi sono stati recensiti molto positivamente, tra gli altri, da Paolo Mauri, Roberto Mussapi, Enzo Golino, Maurizio Cucchi, Alba Donati, Massimo Onofri, Davide Rondoni, Franco Manzoni, Alberto Bevilacqua, Loretto Rafanelli, Pier Luigi Bacchini, Francesco Napoli, Paolo Lagazzi. Oltre che per la Gazzetta di Parma, come critico, Zucchi dal ‘94 scrive per la rivista ‘’Poesia’’.