Comune di Reggio Emilia

1585: il Giappone scopre l’Europa


Nel 1585 uno straordinario evento suscitò grande scalpore non solo in Italia, ma in tutta Europa: l’arrivo dei primi giapponesi che mai avessero messo piede sul nostro continente. In Occidente il Giappone era conosciuto soltanto da pochi decenni, grazie soprattutto alle lettere inviate dai missionari gesuiti che avevano seguito le prime rotte commerciali aperte dalle compagnie portoghesi. Fu proprio un missionario gesuita, padre Alessandro Valignani di Chieti, a promuovere la spedizione a Roma di una delegazione di principi giapponesi convertiti al cattolicesimo, per rendere omaggio al Papa.

Alcuni sovrani cristiani accettarono la proposta e scelsero come inviati quattro figli dell’alta aristocrazia. Questi i loro nomi: Itō Mancio, Miguel Chijiwa, Juliano Nakaura e Martino Hara. La loro giovanissima età, compresa tra i 13 e i 15 anni, li metteva in grado di sopportare meglio le fatiche e i disagi di un viaggio che si annunciava lungo e rischioso. I loro ritratti, “presi al naturale”, ci sono tramandati da questo rarissimo avviso in francese, uno dei più antichi posseduti dalla Biblioteca Panizzi, proveniente dalla biblioteca dei Gesuiti di Reggio.

Salpati da Nagasaki nel febbraio 1582 con al seguito molti servitori e due interpreti (un prete portoghese, padre Mesquita ed un anonimo gesuita giapponese), i principi giapponesi giunsero a Roma dopo tre anni, accolti dal Papa con tutti gli onori e salutati da una folla festante che gremiva le piazze e le strade della città. Festeggiamenti analoghi furono loro tributati in tutte le numerose città che visitarono durante il loro soggiorno in Italia. Memorabili furono anche le accoglienze a Venezia, dove il Senato incaricò il Tintoretto di eseguire i ritratti degli illustri ospiti.

La risonanza della visita fu straordinaria, come attestano le decine di “relationi” pubblicate nel 1585 in molte città italiane per soddisfare l’universale curiosità che l’evento aveva suscitato. Anche a Reggio ne fu stampata una dal tipografo Ercoliano Bartoli: in una pagina che riproduciamo si descrivono l’aspetto e le consuetudini di questi stranieri provenienti da un altro mondo.