Comune di Reggio Emilia

''Ma spesso ne la fronte il cor si legge'': un trattato di metoposcopia

Ma spesso ne la fronte il cor si legge: il verso del Petrarca avrebbe potuto essere usato a buon diritto, due secoli dopo, come emblema di una nuova pratica divinatoria: la metoposcopia, l’arte cioè di leggere la fronte e di decifrare nelle sue linee la personalità e il destino di una persona. A gettare le basi di questa pseudo-scienza fu il matematico, medico e astrologo Gerolamo Cardano (1501 – 1576), ma i suoi studi vennero pubblicati postumi solo nel 1658. Nel 1561 vide invece la luce un trattato di metoposcopia di un suo allievo, l’astronomo boemo Tadeáš Hájek (nome latinizzato in Thaddaeus Hagecius). Di quest’opera, intitolata Aphorismorum metoposcopicorum libellus vnus e ripubblicata in seconda edizione nel 1584, la nostra biblioteca possiede una copia manoscritta coeva.

La metoposcopia si fonda sul presupposto, proprio dell’astrologia rinascimentale, che ogni parte del corpo umano sia influenzata dagli astri: a maggior ragione dunque la fronte, la parte dell’uomo più vicina al cielo. La fronte viene suddivisa in sette zone, ad ognuna delle quali presiede uno dei sette pianeti: la zona di Saturno è quella prossima all’attaccatura dei capelli, poi seguono in senso discendente quelle di Giove, di Marte, del Sole, di Venere, di Mercurio e della Luna.
Le linee presenti in una determinata zona sono dunque in corrispondenza con le caratteristiche di ciascun pianeta, così come sono definite dall’astrologia: una linea ad esempio particolarmente marcata nella zona di Giove indica un carattere fortemente condizionato dalle proprietà di quel pianeta e quindi un temperamento gioviale, generoso, di animo nobile; una ruga profonda nella zona di Marte denota invece un’indole orgogliosa e aggressiva.

Il trattato propone poi una galleria di volti sui quali sono state tracciate diverse combinazioni di linee con le relative interpretazioni, in modo da offrire un’ampia casistica a supporto dell’osservazione empirica. Un’appendice infine, intitolata De signis faciei, tratta del significato e dell’interpretazione dei nei. Nonostante la sua relativa semplicità e la considerazione in cui era tenuta in ambito scientifico, la metoposcopia non fu mai praticata a livello popolare e per questo, a differenza della lettura della mano, non ebbe seguito.