Comune di Reggio Emilia

Silvio D'Arzo


Ezio Comparoni, in arte Silvio D'Arzo, nasce il 6 febbraio 1920 a Reggio Emilia da Rosalinda Comparoni e padre ignoto. Senza un lavoro fisso, Rosalinda lotta strenuamente contro le ristrettezze e i pregiudizi sul suo conto, così da educare il figlio ad un vivo senso della propria dignità, indicandogli la via per un sicuro "riscatto" nello studio e nella cultura. Grazie alla viva intelligenza, Ezio supera l'esame di maturità classica a soli sedici anni. Nel 1937 si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, dove incontra maestri come Calcaterra, Funaioli, Longhi, e si laurea discutendo una tesi di glottologia. Dopo un primo impiego a Reggio come insegnante nella Regia scuola tecnica industriale, nel 1942, sempre in città, ottiene la cattedra di lettere e storia al Liceo scientifico “Spallanzani”, ma poco dopo viene chiamato al servizio di leva e destinato alla Scuola allievi ufficiali di Avellino. Gli eventi successivi al 8 settembre '43 lo colgono a Barletta, dove viene fatto prigioniero dai tedeschi e avviato verso un campo di concentramento in Germania. Durante il viaggio riesce fortunosamente a fuggire e, dopo alterne vicende, a rientrare a casa, dove rimane tuttavia in una condizione di semiclandestinità per il rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò. In questo periodo inizia un proficuo rapporto con l'editore Vallecchi e successivamente, con la fine della guerra, riprende l'insegnamento al Liceo “Spallanzani”, rafforza il legame di stima e amicizia con alcuni intellettuali reggiani, in particolare Giannino Degani, Luciano Serra e Rodolfo Macchioni Jodi, ed avvia una serie di collaborazioni con riviste e periodici. Narrativa, poesia e critica letteraria saranno per lui una ragione di vita sino alla precoce scomparsa, spesso e purtroppo con delusioni cocenti, come l'impossibilità di pubblicare i propri testi e in particolare il più riuscito, Casa d'altri, rifiutato sia da Einaudi che di Vallecchi. Dopo una prima diagnosi medica, nel 1951, di una forma di leucemia, trascorre un breve periodo a Malcesine con l'amico Degani, ma viene ben presto ricoverato a Reggio per l'aggravarsi della malattia, che il 30 gennaio 1952, a soli 32 anni, lo conduce alla morte.

Figura quanto mai schiva ed enigmatica nel panorama letterario del nostro Novecento, Ezio Comparoni, autore dagli innumerevoli pseudonimi, fra cui il più celebre è Silvio D'Arzo, ha esplorato nel breve arco della sua esistenza i più diversi territori dell'esperienza letteraria: poesia, saggio, racconto, romanzo breve. Il volumetto Maschere, che in un centinaio di pagine raccoglie sette racconti, segna il precoce esordio letterario di Ezio, a soli 15 anni, seguito da quello poetico, con le diciassette liriche di Luci e penombre. Entrambe le opere sono firmate con il primo di una serie di pseudonimi, in questo caso “Raffaele C.”. Non ancora ventenne scrive L'uomo che camminava per le strade, seguito dal romanzo Essi pensano ad altro, già elaborato come Ragazzo in città nel 1939 e rifiutato da Garzanti. Riproposto nel 1942, viene di nuovo respinto da diversi editori, insieme a L'osteria dei ricordi e L'uomo che camminava per le strade: sarà pubblicato molto dopo, nel 1976, con un discreto successo di critica. Analogo agli altri racconti di questi anni per molti elementi stilistici, All'insegna del buon corsiero è firmato per la prima volta con lo pseudonimo di Silvio D'Arzo e viene apprezzato dalla critica per la sua levità e sottile malizia. Il primo racconto per ragazzi, abbozzato intorno al 1943 e rielaborato fino al 1948 col titolo definitivo di Penny Wirton e sua madre, contiene elementi autobiografici, come pure Il pinguino senza frac, breve ma intensa narrazione scritta nel '48. Risale allo stesso anno l'idea del romanzo Nostro lunedì, con cui Comparoni intende depositare l'esperienza di umanità maturata attraverso la guerra e le sue conseguenze. Il romanzo non andrà oltre la Prefazione, ma il titolo ispirerà la raccolta di racconti poesie e saggi curata, nel 1960, da Macchioni Jodi. L'opera più conosciuta e riuscita, Casa d'altri, giudicata dal poeta Montale “racconto perfetto”, accompagna per anni la sua vita artistica, tra revisioni e riscritture, ma anche in questo caso la pubblicazione avverrà postuma, un anno dopo la morte, con un'introduzione di Degani.

Un altro aspetto dell'autore reggiano, per molto tempo non sufficientemente apprezzato, è legato alla critica letteraria, attività in cui le doti di intelligenza, arguzia e ironia si traducono in uno stile brillante e sagace. I testi critici, raccolti e pubblicati postumi dapprima nel '60, in Nostro lunedì e successivamente, più organicamente, nel 1987 in Contea inglese, evidenziano non solo notevole capacità di analisi, ma anche grande intuizione: D'Arzo, infatti, è tra i primi intellettuali, con Cecchi, Serra e Vittorini, ad avvicinarsi alla letteratura angloamericana, pressoché sconosciuta in Italia nella prima metà del '900.

      

La Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia si è impegnata ad acquisire, in fasi successive, una notevole quantità di materiali di Silvio D'Arzo divenendo depositaria di gran parte del corpus documentario dello scrittore reggiano. Il principale complesso è costituito dal Fondo Silvio D'Arzo – Rodolfo Macchioni Jodi donato alla Biblioteca nel 2016 dall'erede della moglie di Rodolfo Macchioni Jodi, lo studioso che avviò fin dagli anni Sessanta del Novecento l'opera di valorizzazione della memoria e dell'opera darziana. L'Archivio, il cui arco cronologico va indicativamente dalla fine degli anni Trenta del Novecento al 1952, conserva in prevalenza la documentazione legata all’attività letteraria dell’autore reggiano. Inoltre è presente un esiguo nucleo di materiale di Rodolfo Macchioni Jodi, dedicato principalmente alla valorizzazione dell’opera letteraria di D’Arzo. 
Il Fondo, conservato in 10 buste ed articolato in 8 serie, 56 sottoserie e 119 fascicoli, è costituito da diverse tipologie documentarie, tra cui minute, manoscritti e dattiloscritti, blocchi di appunti, bozze di stampa, cartoline, ritagli di giornali e periodici. Per le sue caratteristiche il materiale conservato consente di ricostruire l’evoluzione del lavoro creativo di Silvio D’Arzo, oltre che i suoi interessi culturali ed il suo percorso letterario, attestandone la variegata produzione. Infatti nel lascito è presente sia documentazione riguardante le prime prove letterarie, sia quella relativa ai racconti più maturi del dopoguerra. In particolare si ricordano i manoscritti originali dell’unico romanzo pubblicato in vita, All’insegna del buon corsiero, e del suo capolavoro, Casa d’altri (uscito postumo e in differenti versioni). Tra i materiali spicca anche la stesura della prefazione dell’ambizioso progetto narrativo rimasto incompiuto, Nostro lunedì, che doveva raccogliere nuove ispirazioni tematiche riconducibili alla società italiana dell’immediato dopoguerra. Sono  inoltre presenti scritti preparatori di altri racconti, compresi quelli della produzione dedicata all’infanzia (Penny Wirton e sua madre, Il pinguino senza frac, Tobby in prigione, Una storia così), usciti postumi diversi anni dopo la morte. Si segnala infine la presenza di testi relativi all’attività saggistica e critica, incentrata principalmente sulla letteratura anglosassone e sfociata nella collaborazione con prestigiose riviste letterarie (“Il Contemporaneo”, “Il Ponte”, ecc.). 
Oltre al suddetto Fondo nella Biblioteca Panizzi sono conservati altri nuclei documentari di Silvio D'arzo. In particolare si devono ricordare le carte presenti nell'Archivio Giannino Degani, l'intellettuale animatore della vita reggiana del dopoguerra  che dopo la scomparsa di Comparoni, su incarico della madre di D'Arzo, operò per tutelare il patrimonio letterario del figlio. Fino alla messa a disposizione degli studiosi del Fondo D'Arzo-Macchioni Jodi, il materiale raccolto da Degani ed acquisito dalla Panizzi sul finire degli anni Settanta del Novecento ha rappresentato la fonte principale cui attingere per approfondire l'opera di D'Arzo. È inoltre necessario ricordare la sezione documentale custodita tra i manoscritti della Biblioteca, comprendente la corrispondenza di D'Arzo con alcune personalità dell’editoria e della vita culturale locale (Enrico Vallecchi, Virginia Guicciardi Fiastri, Cesare Zavattini) e con amici e conoscenti come Canzio Dasioli ed Ada Gorini, la giovane con cui D’Arzo stabilì una profonda intesa affettiva e intellettuale. Infine, si deve segnalare un piccolo nucleo di materiali darziani conservati negli archivi moderni della Biblioteca Panizzi, costituito in prevalenza da fotocopie di testi dattiloscritti, ai quali in seguito sono stati aggregati altri documenti originali provenienti da diverse donazioni. 

Le carte di Silvio D'Arzo conservate presso la Biblioteca Panizzi sono disponibili per la consultazione al pubblico, previo appuntamento. I documenti non sono ammessi al prestito. 

Consulta l’inventario del Fondo Silvio D'Arzo-Rodolfo Macchioni Jodi depositato alla Biblioteca Panizzi.


 Fondo Silvio D'Arzo-Rodolfo Macchioni Jodi
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