Comune di Reggio Emilia

Illustrando la Storia:

il romanzo grafico storico



 



1. Introduzione

2. La storiografia narrativa e il fumetto storico

3. Bibliografia

4. Romanzi grafici
 

5. Bibliografia (per stampa fronte/retro)













Introduzione
 

Se la Storia nasce con l’invenzione della scrittura, la Storiografia ha inizio con le parole “Θουκυδίδης Ἀθηναῖος ξυνέγραψε τὸν πόλεμον τῶν Πελοποννησίων καὶ Ἀθηναίων” (“Tucidide d’Atene descrisse la guerra tra Peloponnesi e Ateniesi” nella trad. di E. Savino) ovvero l’incipit de La guerra del Peloponneso, scritta da Tucidide tra il 431 e il 404 a.C.

Non che in precedenza non vi fossero stati tentativi simili (ricordiamo le opere di Erodoto di Alicarnasso e Ecateo di Mileto) ma la commistione di fatti, leggende, storie immaginifiche e credenze religiose rendevano tali testi poco più che narrazioni mitologiche.
 

La guerra del Peloponneso è la prima opera che raccoglie, organizza e interpreta una sequenza cronologica di avvenimenti - coevi all’autore - al fine di narrare ventisette anni che il compilatore considera decisivi nella storia della Grecia antica. Il testo di Tucidide (e la sua continuazione di Senofonte) è a tutt’oggi - dopo più di due millenni - una lettura avvincente ed intensa ma, soprattutto, attualissima nel presentare le stesse problematiche e contraddizioni che ritroviamo nella storiografia contemporanea: dalla selezione delle fonti e loro utilizzo al ruolo del “testimone oculare”, dall’interferenza dello “sguardo” del narratore al valore veritativo della narrazione storica, dalle previsioni ex eventu alla verosimiglianza dei brani dialogici. Sarebbe allora sufficiente lo studio di questa monumentale opera per comprendere “sul campo” molte di quelle controversie filosofiche e scientifiche che, in questi secoli, hanno caratterizzato le riflessioni sullo studio della storia.

Già Thomas Hobbes nell’introdurre la sua traduzione de La guerra del Peloponneso del 1629 poneva il problema del rapporto tra “verità e elocuzione”, ovvero tra esposizione del vero e comunicazione con il pubblico, comprendendo l’inscindibile intreccio tra i due aspetti poiché “nella verità consiste l’anima e nell’elocuzione il corpo dell’opera storica”.

Per una corretta valutazione del fumetto storico nella sua veste di letteratura di intrattenimento diventa allora decisivo il valore veritativo della narrazione storica, problema che affrontiamo nell'approfondimento teorico.

 

Il fumetto ha avuto molte difficoltà a farsi ammettere al tavolo della “Cultura” con la C maiuscola - tanto che la stessa denominazione di nona arte sembra riferirsi più alla sua posizione in una ipotetica classifica di merito che ad un ordine cronologico di apparizione. E la diffidenza generale mostrata verso il fumetto si amplifica se parliamo di quello con ambientazione storica, per troppo tempo sacrificato a finalità didattiche o a semplice pretesto narrativo. Così tra un’ingessata Storia d’Italia di Biagi e il medioevo di Prince Valiant di Hal Foster (splendidamente illustrato ma con un’attendibilità storica pari a quello di Zorro contro Maciste di Umberto Lenzi) il fumetto storico è stato a lungo considerato poco più di un ossimoro. Oggi però la prospettiva è mutata e non stupisce che un autore di narrativa storica quale Wu Ming 2, intervenendo nel dibattito sulla New italian epic, sostenga che “se per indagare i fatti usiamo la narrativa, e non la storia o le scienze umane, è perché vogliamo permetterci di essere visionari, di dimostrare per assurdo e per metafora, di concatenare gli eventi con simboli e analogie, di immaginare, quando ci mancano, quel che succederebbe se avessimo le prove”.





La storiografia narrativa e il fumetto storico

 

Ciò che cercheremo di comprendere – al fine di una corretta valutazione del fumetto storico nella sua veste di letteratura d’intrattenimento - è il valore veritativo della narrazione storica e il rapporto tra letteratura e storiografia.

Sono due problemi strettamente interconnessi che però analizziamo separatamente per meglio comprendere i termini del dibattito (ormai secolare) che ha visto contrapporsi i sostenitori della storiografia nomologica (o “scientifica”) a quelli della storiografia narrativa (o tropologica). Ed è sufficiente rivolgersi all’opera di Tucidide per constatare come fin dal loro apparire gli studi storici abbiano mostrato l’esigenza di una narrazione, organizzando gli eventi in una ricostruzione “pensata” di uno studioso che volge lo sguardo al passato per comprendere il significato dei fatti, contestualizzandoli nel flusso temporale. Solo così le semplici notazioni di un cronachista trovano una prospettiva storica nella quale connettersi tra loro in una successione logica/temporale espressa in forma sintattica (come potremmo esemplificare nell’affermazione “Nel 1785 nacque l’autore de I promessi sposi”).
 

Per chiarire maggiormente il concetto consideriamo due avvenimenti temporalmente successivi tra loro (che definiremo E1 e E2). In una semplice cronologia troveremmo probabilmente la descrizione di E1 e, dopo un determinato periodo, quella di E2, senza che tra le due sia indicata alcuna connessione logica; anzi, probabilmente il compilatore avrà inserito nella propria cronaca solo uno dei due avvenimenti (molto probabilmente E2), impossibilitato alla conoscenza del ruolo che l’avvenimento (E1) avrebbe svolto successivamente alla sua apparizione. In una narrazione, al contrario, E1 sarebbe presentato come la causa di E2 da uno studioso che, conoscendo il secondo avvenimento, ne individua le origini (in E1).

Il positivismo razionalista non si è mai arreso all’evidenza della necessità di una narratività nello studio della storia, tentando a lungo di adeguare la storiografia al modello nomologico delle scienze naturali (dato l’avvenimento E1, in virtù della conoscenza del contesto sociale, culturale e politico, ci attendiamo l’avvenimento E2) scontrandosi però con la pratica sempre più diffusa dell’uso del medium letterario anche in questa branca del sapere.
 

Il problema insuperabile per i sostenitori della storiografia nomologica risiede nel fatto – come afferma Gian Mario Anselmi nella premessa alla raccolta dei suoi saggi – che “il passato non può essere restituito come tale, la distanza, l’alterità restano nette, va appunto narrato ed è in questa narrazione, in cui il presente legge il passato, che lo storico compie al tempo stesso un’operazione di verità e di rappresentazione in perfetta contiguità con le procedure care agli scrittori.”.

La stessa storiografia moderna – che si fa nascere con la Storia d’Italia del Guicciardini – si confronta immediatamente con un pubblico che deve essere conquistato con effetti drammatici, incastri retorici e una disposizione della materia molto “narrativa”, ovvero – come diremmo oggi – tropologica. Concetto ribadito anche da uno storico contemporaneo come Ugo Fantasia, secondo il quale “avvincere e far riflettere il lettore è un tratto che accomuna la storia e il romanzo: il di più a cui aspira la storia, convincerlo della natura veridica del racconto, dipende anche, e in non piccola misura, dal successo di questa operazione.”.
 

Nonostante tutto ciò vi sono ancora forti perplessità nel concedere valore veritativo all’uso della narrazione nella storiografia; fortunatamente esistono forme di annotazione storica non narrative - quali la cronaca e, soprattutto, l’annuario – la cui analisi ci può avvicinare alla soluzione del dibattito in corso. Premettendo che nonostante la stessa La guerra del Peloponneso (eccetto i due proemi) si presenta come un annuario dove gli avvenimenti sono presentati cronologicamente, la scelta narrativa in Tucidide è incontestabile. Espressamente non narrativo è invece l’annuario citato da Hayden White (che, ricordiamo, è uno dei più importanti sostenitori della storiografia tropologica) per emblematizzare questo genere di annotazione storica, ovvero gli Annales di San Gallo contenuti nei Monumenta Germaniae historica, opera nella quale compilatori anonimi hanno registrato (con estrema sintesi) gli eventi accaduti nell’Impero carolingio tra il 709 e il 1072. Qui riportiamo le notazioni iniziali:

 

709. Inverno duro. Morto il Duca Goffredo

710. Anno duro e con scarso raccolto.

711.

712. Ovunque inondazioni.

713.

714. Morto Pipino, sindaco del palazzo.

715.

716.

717.

718. Carlo ha sconfitto i Sassoni con grandi distruzioni.

719.

720. Carlo ha combattuto contro i Sassoni.

721. Theudo ha scacciato i Saraceni dall'Aquitania.

722. Raccolto abbondante.

723.

724.

725. Arrivo dei Saraceni per la prima volta.

726.

727.

728.

729.

730.

731. Morto il benedetto Beda, il presbitero.

732. Sabato Carlo ha combattuto contro i Saraceni a Poitiers.

733.

734.

 

White rileva come gli avvenimenti segnalati “parlino” di una società medievale sull’orlo del dissolvimento: a dominare l’interesse dei compilatori sono i bisogni liminali, in altre parole quelli immediatamente riconducibili alle basilari necessità per la sopravvivenza (il cibo, la difesa dai nemici, il potere politico-militare). Se diversamente provassimo ad interpretare lo sviluppo storico di quegli anni attraverso le annotazioni dell’annuario i problemi si farebbero insormontabili: certo, sappiamo che Carlo ha combattuto i saraceni un sabato del 732 ma non se ha vinto; oppure scopriamo che nel 712 vi sono state inondazioni ma non ne conosciamo né le cause né le conseguenze. In pratica tra un avvenimento e l’altro esiste solo una connessione cronologica senza consequenzialità logiche; e quando fa capolino uno spunto narrativo (la notazione del 725 ci fa comprendere che chi scrive sa che i saraceni hanno compiuto altre scorrerie) non si trova poi traccia dell’avvenimento successivo.
 

Se al contrario scorriamo le pagine de La guerra del Peloponneso il livello narrativo con il quale gli avvenimenti vengono interconnessi è immediatamente visibile; prendiamo ad esempio il famigerato assedio di Melo e successivo massacro dei melii da parte degli ateniesi nel 416 a.C. Allo scopo di punire questa città per essersi rifiutata di prestare appoggio militare alla Lega delio-attica, Atene decise di inviare sull’isola una spedizione militare per assediarla. I magistrati melii chiesero allora ai generali ateniesi di poter giustificare la loro posizione attraverso un confronto di cui Tucidide non fu testimone e che probabilmente trascrive dopo il 404 a.C., ovvero a guerra del Peloponneso conclusa. L’importanza storica e storiografica di questo dialogo risiede paradossalmente nel fatto che molto probabilmente non sia mai avvenuto (o almeno non nella forma tramandata dall’autore)! Ma sono proprio queste frasi (non) pronunciate dagli ateniesi a rappresentare il vero fulcro storico/filosofico del rapporto tra impero ateniese e città suddite nell’antica Grecia – e quindi del motivo della guerra in corso - nell’interpretazione di Tucidide. In pratica un brano narrativo “non vero” ma “verosimile” riesce a spiegare come l’arroganza imperialista di Atene abbia giustificato l’intero conflitto.

Possiamo perciò concludere che il rapporto tra verità storica e verosimiglianza della narrazione è un problema centrale nello sviluppo della storiografia. Per dimostrarlo basterebbe citare l'interesse di storici quali Leopold von Ranke (“Altre scienze si accontentano della semplice registrazione di ciò che hanno scoperto; la storia richiede la capacità di ricreare”) o Wilhelm von Humboldt, per il quale “compito dello storico è presentare ciò che è effettivamente accaduto […] tuttavia un evento è visibile solo parzialmente dal mondo dei sensi; il resto va aggiunto con l'intuizione, l'inferenza e la congettura […] la verità di un qualsiasi evento si predica solo sulla base dell'aggiunta di questa parte di ogni fatto, e perciò è questa che lo storico deve aggiungere. Egli diviene attivo e persino creativo.”.
Ma anche scrittori di narrativa storica quali Wu Ming 2 partecipano al dibattito sostenendo che “se per indagare i fatti usiamo la narrativa, e non la storia o le scienze umane, è perché vogliamo permetterci di essere visionari, di dimostrare per assurdo e per metafora, di concatenare gli eventi con simboli e analogie, di immaginare, quando ci mancano, quel che succederebbe se avessimo le prove.”.

 

Storia e storie” è allora l’oggetto della nostra presentazione alla vetrina tematica; e non stupisca se tale approfondimento si concentra sul fumetto storico, nonostante le numerose perplessità (se non vere e proprie condanne) che tale arte ha avuto nel farsi ammettere al tavolo della “Cultura” con la C maiuscola - tanto che la stessa denominazione di nona arte sembra riferirsi più alla sua posizione in una ipotetica classifica di merito che ad un ordine cronologico di apparizione. E la diffidenza generale mostrata verso il fumetto si amplifica se parliamo di quello con ambientazione storica, per troppo tempo sacrificato tra finalità didattiche e semplice pretesto narrativo. Così tra un’ingessata Storia d’Italia di Biagi e il medioevo di Prince Valiant di Hal Foster (splendidamente illustrato ma con un’attendibilità storica pari a quello di Zorro contro Maciste di Umberto Lenzi) il fumetto storico è stato a lungo considerato poco più di un ossimoro.

Eppure i sostenitori della storiografia tropologica sono ormai convinti con Thomas Hobbes (“La natura [della storiografia] rimane puramente narrativa”) che le narrazioni storiche sono costruzioni verbali, i cui contenuti sono tanto inventati quanto trovati e le cui forme hanno più in comune con i loro corrispettivi nella letteratura di quanto abbiano con quelli delle scienze.
 

La centralità data al medium utilizzato dalla storiografia (il “corpo” hobbesiano) diventa perciò il passo finale verso la comprensione del contenuto veritativo della narrazione (sia storica che letteraria): “il discorso letterario può differenziarsi dal discorso storico in virtù dei suoi referenti primari, concepiti come eventi immaginari più che reali, ma i due tipi di discorso sono più simili che differenti poiché entrambi adoperano il linguaggio in modo tale che qualsiasi distinzione tra le loro forme discorsive e il loro contenuto interpretativo rimane impossibile.”. (White)
 

Ecco allora il punto finale di questo percorso: le storie, intese come enunciati fattuali, sono entità linguistiche e appartengono all'ordine del discorso. Non è possibile valutare una ricostruzione storica senza fare riferimento alle regole che sorreggono l’esposizione letteraria degli avvenimenti, in particolare per quanto riguarda figure retoriche quali la metafora, l’allegoria, la sineddoche, l’ironia o l’antonomasia; e più di tutte l’ellissi, figura che ci riporta prepotentemente al fumetto.

Non solo il fumetto non potrebbe esistere senza una narrazione ellittica ma è anche l’unica arte che la illustra graficamente nello spazio bianco o nelle linee nere che dividono ogni vignetta dalla successiva: è in quella cesura che si nascondono tutte le azioni, gli avvenimenti, i dialoghi, i segreti non disegnati o narrati dallo sceneggiatore e dal disegnatore. Ecco allora che un semplice escamotage grafico trasforma i romanzi a fumetti storici nelle opere più rappresentative della narrazione storica tropologica.

 

Negli ultimi decenni le produzioni fumettistiche franco-belghe - che da sempre hanno attinto ai generi letterari quali il western o la fantascienza, rivitalizzandoli anche in periodi nei quali gli altri medium li avevano ormai dati per morti – hanno mostrato al mondo come il passato possa essere una fonte infinita di ispirazione e di riflessione, senza per questo tradire le finalità d’intrattenimento e divertimento del medium stesso. Come afferma uno dei principali artefici di questa nuova tendenza, Jean Dufaux; “Noi non siamo storici. Nostro mentore in materia è Alexandre Dumas, un Dumas che si divertiva a frequentare la Storia ma che si manteneva indipendente dalle sue fonti, poiché proprio di tale indipendenza si nutriva la parte migliore del suo immaginario. Del nostro immaginario.”.

I risultati di questa nuova (e vasta) produzione non possono che essere differenti tra loro per qualità di scrittura, resa grafica, ambientazione e verosimiglianza storica, in altre parole per i principali fattori che normalmente rendono un fumetto riuscito. Ma sempre più si riscontra una ricerca approfondita e seria che non ha nulla da invidiare alla storiografia propriamente detta in fatto di verosimiglianza e attendibilità. Pensiamo ad opere come L’età del bronzo di Eric Shanower che (ri)narra la guerra di Troia (la cui datazione è derivata proprio dal dialogo dei melii di Tucidide citato in precedenza) attingendo – oltre che dall’Iliade - da testi di varie tradizioni, dai miti ellenici e ittiti e da recenti studi storici. Oppure a Murena di Jean Dufaux e Philippe Delaby con la collaborazione di uno studioso come Pierre Thuillier per le ricostruzioni della vita di Nerone e della Roma del sec. I d.C. E ancora a Napoleone: ascesa e caduta, scritto da Noel Simsolo con la supervisione di Jean Tulard, autore di circa cinquanta volumi sull'argomento. E così via.
 

Il nostro interesse non è però rivolto a quelle opere che hanno come obiettivo principale la ricostruzione grafica di un avvenimento storico o di una biografia, spesso troppo “costrette” nella gabbia del realismo per essere altrettanto godibili. La nostra selezione prevede fumetti dove personaggi reali - liberamente interpretati dagli autori - danno vita a trame di fantasia in un contesto storico spesso più verosimile del vero. Penso in particolare a Le torri di Bois-Maury, sicuramente il punto più alto della carriera di Hermann ma anche il medioevo più credibile di tutti quelli che sono stati disegnati, raccontati e mostrati in pellicola. O alle opere di Jacques Tardi ambientati durante la Prima guerra mondiale, dove il tratto grafico dell’autore rende perfettamente “il grido di agonia” proveniente dalle trincee.

Vi sono molte altre opere dai toni più avventurosi o leggeri (quali Le crociate, Conquistadores o la saga di Giacomo C.) dove la fantasia degli autori ha un ruolo predominante e nelle quali la soluzione a misteri storici viene – come suggerito da Wu Ming 2 – ricondotta ad avvenimenti quasi mai comprovabili. Forse qualcuno potrebbe storcere il naso davanti a tante licenze narrative ma per i lettori di tutte le età il divertimento è assicurato.

 

 

Bibliografia

 

Anselmi, Gian Mario, Narrare Storia e storie, narrare il mondo, F. Angeli, 2013
 

Canfora, Luciano, Tucidide e l’impero, GLF editori Laterza, 2000
 

Di Nuoscio, Enzo, Tucidide come Einstein? La spiegazione scientifica in storiografia, Rubbettino, 2004
 

Fantasia, Ugo, La guerra del Peloponneso, Carocci, 2012
 

Hobbes, Thomas, Introduzione a La guerra del Peloponneso di Tucidide, Bibliopolis, 1984
 

Lorenz, Chris, La linea di confine, in Quaderni storici, a. 41., n. 1, 2006
 

Ricoeur, Paul, Tempo e racconto, Jaca Book, 2008
 

Ricoeur, Paul, La configurazione nel racconto di finzione : tempo e racconto vol. 2, Jaca Book, 2008
 

Ricoeur, Paul, Il tempo raccontato : tempo e racconto vol. 3, Jaca Book, 2007
 

Villari, Pasquale, La storia è una scienza?, Rubettino, 1999
 

White, Hayden, Forme di storia, Carocci, 2006
 

Wu Ming 2, New Italian Epic, Einaudi, 2009

 





 

LE OPERE

 




- I sec. a.C. Assassinio di Abele 






 

- 1200 a.C. Guerra di Troia 











-753 a.C. Fondazione di Roma








- 480 a.C. Battaglia delle Termopili 








- 335 a.C. Filippo II di Macedonia








-207 a.C. Seconda Guerra Punica








- 60 a.C. Processo a Verre







- 57 a.C. Giulio Cesare e la conquista della Gallia











- I secolo a.C Vercingetorige 










- 54 a.C. Giulio Cesare e la conquista della Britannia








- 58-44 a.C. Roma repubblicana








- 44 a.C. Assassinio di Cesare








- 12-9 a.C. Impero romano







- 1 d.C. Nascita di Gesù Cristo --------------------------------------------------------------------------------------





- 54 Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico 








- 80 Imperatore Traiano








- 400  Evangelizzazione delle isole britanniche






 

- 450 Attila








- 1000 Giappone feudale
                                                                                                                                                                                                                           


 

- 1066  Battaglia di Hastings









- 1000-1200 Crociate








- 1100 Civilta norrena








- 1100 Gengis Khan







- 1100 Conflitto sassone-normanno









- 1100 Medioevo








- 1137 
Eleonora d'Aquitania









- 1219 
Quinta crociata








- 1314 
Isabella di Francia









- 1491 Cesare Borgia







- 1431 Giovanna d'Arco









- 1490 Barbarossa







- 1492 Scoperta America








- 1494 Leonardo Da Vinci








-1499 Venezia







- 1500 Civiltà Maya










- 1517 Affissione delle 95 tesi di Lutero 








- 1520 Conquista dell'America centrale










1557 – 1589 Caterina de' Medici








- 1593 Enrico IV di Francia







- 1600-1630 Conquista del Quebec








- 1601 - 1610 Enrico IV e Luigi XIII di Francia










- 1643 – 1715
 Luigi XIV detto Il Re Sole







- 1666 Incendio di Londra








- 1700 Pirateria francese












- fine 1700 L'encyclopedie e l'illuminismo francese    








- fine 1700 Guerra Franco-Inglese in America









- 1750 Giacomo Casanova a Venezia








- 1789 Rivoluzione francese








- 1800 La battaglia di Marengo






 

- 1800 Napoleone









- 1812 Napoleone: campagna russa 





 


- 1815 Battaglia di Waterloo








- 1831 Charles Darwin e l'evoluzionismo








- 1845 Battaglia di Balaklava








- 1848 Pubblicazione del Manifesto del Partito comunista di Karl Marx









- 1870 – 1924 Lenin










- 1871 La comune di Parigi










- 1879 - Guerra Anglo-Zulu








- 1894 Affare Dreyfus








- 1899 Seconda guerra Anglo-Boera: battaglia di Colenso






- 1900 Il Belgio dopo la rivoluzione










- Inizio 1900 Cubismo









- 1904 - 1905 Rivoluzione russa










- 1908-1945 Adolf Hitler







- 1914 Spedizione Endurance in Antartide







- 1914 Assassinio di Francesco Ferdinando










   

- 1914-18 Prima guerra mondiale











- 1915-1916 Prima guerra mondiale - Battaglie aeree









- 1917 Prima guerra mondiale








- 1919 Genocidio degli Armeni









- 1933 Italo Balbo e la traversata atlantica









- 1935 Guerra d'Etiopia









-1939-45 Seconda guerra mondiale









- 1938-45 Campi di concentramento










- 1939-45 Olocausto











– 1942 Seconda Guerra Mondiale









- 1939-45 Seconda guerra mondiale










- 1939-1941 Seconda guerra mondiale - Battaglie navali








- 1943 Battaglia delle Ardenne










- 1949 Nascita della Repubblica Popolare Cinese











- 1943 Seconda guerra mondiale











- 1943-1945 Resistenza italiana









 
 
 
- 2001 G8 a Genova









- 2014 Guerra civile siriana