Comune di Reggio Emilia

Poesia oscura con presa


Ivanna Rossi, Poesia oscura con presa. Leggere Corrado Costa
Reggio Emilia, Edizioni Consulta, 2013


«Sono un poeta dada zen della costa ovest». Amava presentarsi così l'autore reggiano Corrado Costa, nascondendo in tale erudita, ironica e intrigante descrizione gli elementi del suo stile: il gioco verbale, l'enigma, il non detto, l'invisibilità. La soluzione del rebus contenuto in questa definizione è tuttavia a portata di mano, tra il surrealismo e la patafisica, le filosofie orientali, le suggestioni della West Coast americana e della beat generation. A tali componenti si associavano una grande curiosità, il piacere del divertissement, ma pure della sperimentazione di nuove forme d'espressione, una profonda conoscenza letteraria e filosofica. Ivanna Rossi con "Poesia oscura con presa" ha cercato di sciogliere quel complesso intreccio che Andrea Cortellessa, sulla rivista "Alfabeta", individua come paradosso di una "assenza-presenza". Il libro, giudicato "assai singolare, e felicemente disordinato", diviene per Cortellessa prezioso "proprio per la caparbietà di spiegare tutto: incluso quello che non vale la pena di spiegare, così come quanto spiegare davvero non si può". L'approfondita indagine della Rossi, che propone un viaggio fra le opere e la vita di Costa, inizia dal rebus iconografico intitolato "Poesia oscura con presa", riprodotto sulla copertina del volume, e giunge sino a "Il Fiume", il testo più significativo e conosciuto; rivisita luoghi, quali il Mulino di Bazzano (punto di ritrovo in Val d'Enza degli amici Balestrini, Spatola, Niccolai, Xerra e Vangelisti) e il laboratorio cavriaghese "Pari&Dispari;" di Rosanna Chiessi; ripercorre esperienze artistiche legate al "Gruppo 63" e a "Fluxus". Tuttavia l'interrogativo resta: si può parlare di soluzioni per l'enigmatico e affascinante gioco poetico di Costa, che "ti tira via in continuazione il tappeto da sotto i piedi"? Spiegare l'autore, afferma Ivanna Rossi, «è un'operazione paradossale, perché significa mettere in luce le sue complicazioni e porsi una quantità di domande. Complicare per spiegare». Per questo motivo il "poeta dada zen della costa ovest" appare inafferrabile: con il suo "leggero volteggio sull'orlo dell'abisso" (e in definitiva sulla condizione dell'uomo moderno) costringe il lettore ad un continuo inseguimento, sul percorso di suggestioni e interpretazioni d'una scrittura sempre più caratterizzata dai temi dell'assenza e del nulla.    
      Giovanni Guidotti