Comune di Reggio Emilia

Antonio Banfi - Daria Malaguzzi Valeri


Antonio Banfi è nato a Vimercate (MI) nel 1886 ed è morto a Milano nel 1957.

Figura di primo piano del pensiero filosofico europeo del XX secolo, Banfi rappresenta in modo emblematico la figura dell’intellettuale novecentesco in cui attività scientifica, passione civile e impegno politico si intrecciano in modo indissolubile. Appartenente ad una agiata famiglia milanese, Banfi si forma dapprima negli ambienti culturali ambrosiani d’inizio Novecento e quindi in Germania, per poi rientrare in Italia per dedicarsi all’insegnamento liceale. Grazie ad un’intensa attività di elaborazione filosofica diviene docente all’Università di Genova (1931) e di Milano (1932) per poi fondare nel 1940 la rivista “Studi Filosofici”. Intellettuale fortemente orientato alla dimensione pubblica, all’attività di studio e ricerca, Banfi abbraccia l’impegno politico, si avvicina al marxismo, milita nel Partito Comunista Italiano, partecipa alla Resistenza e viene successivamente eletto senatore, nel 1948, nelle file del PCI. Coniugando strettamente la militanza politica con l’impegno culturale, Banfi diventa nel dopoguerra uno dei principali esponenti della politica culturale del partito comunista. Nel clima segnato dall’ansia di rinnovamento della società uscita dal conflitto mondiale, Banfi promuove la nascita di diverse istituzioni culturali, tra cui il “Fronte della Cultura” da cui deriva la “Casa della cultura” di Milano.

Il pensiero filosofico di Banfi, ispirato ad un “razionalismo critico” rivolto allo studio dell'esperienza culturale nelle sue diverse forme (dalla pedagogia all’etica, dalla religione fino all’estetica e alla scienza) si esprime in opere come La filosofia e la vita spirituale (1922), I principi di una teoria della ragione (1926) e L'uomo copernicano (1950). Tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del Novecento, attorno al suo insegnamento si forma la cosiddetta “scuola di Milano” che, contrapponendosi all’egemonia culturale gentiliana, favorisce la creazione di una coscienza antifascista tra gli studenti e gli intellettuali milanesi. Dall’esperienza della “scuola di Milano”, nel dopoguerra nascono personalità di rilievo della vita culturale e politica italiana del secondo Novecento, tra cui Remo Cantoni, Enzo Paci, Giulio Preti, Dino Formaggio, Luigi Rognoni, Giovanni Bertin, Antonia Pozzi, Fulvio Papi, Vittorio Sereni, Mario Monicelli, Rossana Rossanda, Alberto Mondadori, Luciano Anceschi, Aldo Tortorella  e altri ancora.

Dopo la morte del pensatore, grazie ai legami familiari reggiani della moglie, Daria Malaguzzi Valeri, e all'affinità con ambienti politici e intellettuali locali, l’archivio di Antonio Banfi, unitamente alla biblioteca personale del filosofo, viene donato alla Provincia di Reggio Emilia, contestualmente alla fondazione del Centro studi “Antonio Banfi”. In seguito il Centro si trasforma in Istituto Banfi, con sede a Reggio Emilia nel prestigioso complesso del Mauriziano. Nel 2015, l’archivio e la biblioteca personale del filosofo, a seguito di un accordo tra Soprintendenza Archivistica per l’Emilia-Romagna, Comune e Provincia di Reggio Emilia, sono depositati alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, nell’ambito di un organico progetto di valorizzazione del patrimonio documentale e librario. 

L’archivio Banfi, riconosciuto nel 2008 dalla Soprintendenza Archivistica per l’Emilia-Romagna come archivio di rilevante interesse storico-culturale, costituisce un patrimonio culturale di notevole interesse. Il fondo rispecchia la poliedrica personalità del pensatore lombardo, collocando la figura dell’intellettuale e del politico all’interno del sistema di relazioni accademiche, culturali e politiche in cui ha svolto la sua attività e maturato il suo pensiero. L’archivio raccoglie la corposa corrispondenza intrattenuta con esponenti di spicco della vita culturale italiana del Novecento (tra cui Luciano Anceschi, Norberto Bobbio, Andrea Caffi,  Guido Calogero, Ludovico Geymonat, Mario Rossi, Ugo Spirito) e testimonia i rapporti, anche non solo accademici, intercorsi con alcuni dei maggiori pensatori europei (Georg Simmel, Ludwig Klages, Edmund Husserl, Karl Jaspers). Inoltre è documentata l’attività più propriamente scientifica del pensatore e il suo apporto alla filosofia italiana del XX secolo.
Particolare rilievo assume poi la documentazione riguardante il ruolo civile svolto da Banfi, comprendente materiali sull'attività politica, l'esperienza resistenziale, l'azione nel partito fino all'operato in Senato. Altrettanto significativa è la parte dedicata al lavoro culturale, con particolare riguardo all’impegno per il Fronte e alla Casa della Cultura di Milano.

All’archivio di Banfi è aggregata la documentazione della moglie, Daria Malaguzzi Valeri, personalità emblematica della intellettualità femminile dei primi decenni del Novecento. Nata a Reggio Emilia nel 1883 e morta a Milano nel 1979, Daria appartiene ad una nobile famiglia reggiana che può vantare fra i propri antenati Ludovico Ariosto. Stabilitasi a Milano nel 1904 per frequentare gli studi universitari, si inserisce nell'ambiente accademico scientifico-letterario meneghino entrando in relazione con personalità della vita culturale lombarda come Angelo Monteverdi, Clemente Rebora e lo stesso Antonio Banfi. Sposatasi con il filosofo nel 1916, condivide l’impegno culturale e politico del marito, compreso il travagliato periodo della Resistenza. Scrittrice prolifica ed autrice di diverse pubblicazioni di letteratura per ragazzi, all’intensa attività letteraria unisce una particolare attenzione alle tematiche pedagogiche e più in generale alla cultura femminile. Dopo la morte del marito, si dedica ad un intenso lavoro di valorizzazione dell’opera del coniuge, curando anche la pubblicazione del volume biografico Umanità del 1967. Nel 1939 ottiene il “Premio Bologna” per il romanzo Jagul e Pali mentre nel 1964 viene insignita del premio “Provincia di Reggio Emilia”.

L’archivio di Daria Malaguzzi Valeri rappresenta una preziosa testimonianza di archivio femminile del Novecento. Oltre alla documentazione inerente i rapporti con il marito, sono conservati carteggi che documentano le ampie relazioni dei coniugi Banfi con ambienti politici e culturali nazionali. Si segnalano in particolare i nuclei documentari riguardanti i rapporti intrattenuti da Daria con personalità di rilievo della vita intellettuale italiana del primo novecento, tra i quali il rivoluzionario italo-russo Andrea Caffi e il poeta-sacerdote rosminiano Clemente Rebora. Nell’archivio è conservato anche diverso materiale che rispecchia la sua attività letteraria. Particolare interesse riveste la documentazione riguardante l’esperienza resistenziale svolta dai coniugi Banfi. 

Da ultimo si segnala anche la presenza nell’archivio di carte di Clelia Abate (1911-1997), segretaria del Fronte della Cultura ed allieva di Banfi.

Tra il 2011 e il 2015 la Soprintendenza Archivistica dell’Emilia-Romagna ha realizzato un intervento di riordino ed inventariazione dell’archivio. 
Oltre al suddetto complesso archivistico, nella biblioteca Panizzi è conservato anche il fondo librario Antonio Banfi, costituito da oltre 1300 volumi in attesa di catalogazione. 
L’Archivio Antonio Banfi, così come la biblioteca personale del filosofo, è disponibile per la consultazione al pubblico nella Biblioteca Panizzi, previo appuntamento.

Consulta l’inventario dell’archivio Antonio Banfi, l’inventario delle carte di Daria Malaguzzi Valeri e l’inventario sommario delle carte di Clelia Abate, depositati alla Biblioteca Panizzi.

Archivio Antonio Banfi – Daria Malaguzzi Valeri
Biblioteca Panizzi
Via Farini, 3 - 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522-585280 - Fax 0522-456081
E-mail: alberto.ferraboschi@municipio.re.it