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Mostra 4
febbraio - 25 marzo 2001
Reggio
Emilia: due prestigiose sedi, i Chiostri di San Domenico e Palazzo Magnani,
ospitano dal 4 febbraio al 25 marzo la mostra Luigi Ghirri, antologica
1972-1992, dedicata al grande fotografo nato a Scandiano (RE) nel 1943
e scomparso nel 1992. Le 600 fotografie esposte, scelte da Massimo Mussini
e Paola Borgonzoni Ghirri, provengono dalla Fototeca della Biblioteca
Panizzi di Reggio Emilia e documentano l'intero percorso creativo
di Ghirri, che, pur se pur consumato in un arco di tempo di vent'anni,
lo ha fatto diventare uno dei venti fotografi più significativi del XX
secolo, secondo i curatori della mostra Photographie 1922-1982 , dove
era il solo italiano presente. Nei Chiostri di San Domenico sono visibili
350 "scatti" del primo periodo (1972-1979), dai lavori con alcuni artisti
concettuali , oggi di fama internazionale, alle sue prime ricerche sul
"linguaggio" e sui "codici" della fotografia pubblicate in Kodachrome
(1970-1978), Infinito (1974-75), fino al Ghirri organizzatore e protagonista
di mostre in Italia e all'estero. Le sale di Palazzo Magnani presentano,
invece, 250 opere che si riferiscono agli anni dal 1980 al 1992, periodo
iniziato con la sua personale a Parma che segna una svolta fondamentale
per la sua attività di ricerca. Seguirà l'invito alla Biennale di Venezia,
una mostra a New York e una modifica del suo approccio concettuale verso
l tema del paesaggio. È in questo momento che viene affascinato dall'architettura,
soprattutto dalle opere di Aldo
Rossi. Successivamente si occupa dei luoghi di cultura, in particolare
degli interni dei musei, e studia la pittura di Giorgio Morandi, colpito
dalla luce dei suoi dipinti. Negli anni Ottanta, tutto il suo lavoro rivela
il desiderio di consegnare all'immagine fotografica il compito di guidare
l'individuo, ormai completamente condizionato dagli stereotipi visivi,
verso il recupero dell'immaginazione. "Comunque lo si voglia riconoscere,
il ruolo da lui rivestito nella fotografia contemporanea - scrive nel
suo testo il curatore Massimo Mussini - è certamente statorilevante e
lo attesta il cambiamento che ha impresso al modo di rappresentare il
paesaggio nel corso degli anni Ottanta e in genere alla fotografia italiana
dell'ultimo quarto di secolo". La mostra è promossa dalla Provincia e
dal Comune di Reggio Emilia con la collaborazione della Fondazione Cassa
di Risparmio di Reggio Emilia "Pietro Manodori", di CCPL, della Bipop-Carire,
di CNA e della Federico Motta Editore che ha curato l'edizione del volume-catalogo.
Il passaggio attraverso la fotografia di Luigi Ghirri si è consumato nell'arco
di venti anni. Un tempo breve, ma sufficiente a farlo diventare uno dei
venti fotografi più significativi del XX secolo, secondo i curatori della
mostra Photographie 1922-1982 tenutasi a Colonia nel 1982.
Comunque lo si voglia riconoscere, il ruolo da lui rivestito nella fotografia
contemporanea è certamente stato rilevante e lo attesta il cambiamento
che ha impresso al modo di rappresentare il paesaggio nel corso degli
anni Ottanta e in genere alla fotografia italiana dell'ultimo quarto di
secolo. Nato a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1943, ha trascorso l'infanzia
e la giovinezza fra Sassuolo e Modena. Qui ha tenuto la sua prima mostra
nella saletta di un albergo cittadino nel dicembre del 1972, circa due
anni dopo avere iniziato a fotografare come dilettante e a scattare immagini
per alcuni amici artisti che operavano all'interno del Concettualismo
e dell'Arte Povera. L'esperienza è stata importante, perché lo ha indirizzato
verso una lettura della realtà completamente differente da quella usuale
alla fotografia italiana di quegli anni e lo a condotto a lavorare intorno
al tema del valore ambiguo e assunto dalla figurazione fotografica e a
indagare il ruolo che l'immagine andava progressivamente assumendo nelle
abitudini visive dell'uomo contemporaneo. A questo proposito, uno dei
concetti che amava spesso ripetere a quel tempo, era che ormai il mondo
non era più conosciuto attraverso l'esperienza visiva diretta, ma mediante
la sua riproduzione fotografica. Una mostra alla galleria "Il Diaframma"
di Milano lo ha fatto conoscere a livello nazionale nel febbraio del 1974
e, da quel momento, le sue immagini hanno iniziato a circolare per il
mondo. Menzionato come "discovery" del 1975 dalla rivista statunitense
"Time-Life Photography Year", nel 1979 l'Università di Parma gli ha dedicato
una mostra antologica che ha segnato il giro di boa della sua attività
fotografica. Nel catalogo, infatti, accompagnava le sue ricerche con una
serie di riflessioni che lo hanno condotto a riepilogare le sue esperienze
precedenti e ad avviare un nuovo percorso, indirizzato questa volta soprattutto
alla lettura del paesaggio, un genere che ha caratterizzato la sua produzione
degli anni Ottanta. Durante quel decennio Ghirri ha organizzato anche
un'attività intensa di promozione culturale, organizzando alcune mostre
collettive a tema, da Penisola e Viareggio in Italia (1984), a Esplorazioni
sulla Via Emilia (1986) a Giardini in Europa (1988), che hanno contribuito
decisamente a modificare la lettera fotografica del paesaggio. Quando
ormai era considerato uno dei maestri della fotografia del secolo XX ed
aveva realizzato il sogno della sua vita, l'acquisto di una vecchia casa
di campagna, a Roncocesi, nei dintorni di Reggio Emilia, veniva rapito
dalla morte nella notte del 14 febbraio 1992. La sua produzione può agevolmente
essere divisa in due parti: una frase più razionale, tipica degli anni
Sessanta, in cui l'immagine richiede un impegno mentale per essere compresa,
ed una successiva, che si sviluppa negli anni Ottanta, in cui la fotografia
esige una lettura emotivamente partecipe. La prima frase è nata dal rapporto
con l'arte contemporanea, e col Concettualismo in particolare, che lo
ha condotto al rifiuto sia degli estetismi della fotografia amatoriale,
sia dell'uso ideologico e politico che caratterizzava le immagini di reportage
nei primi anni Sessanta. Le fotografie sono caratterizzate dalla scelta
di inquadrature rigorose, geometricamente impaginate, che tentano di celare
la personalità del fotografo dietro l'apparente neutralità dell'immagine.
Si tratta in realtà di fotografie dalla innegabile valenza estetica, ma
lieve, non cercata e generata soltanto dalla straordinaria capacità di
selezione visiva del fotografo e dal suo continuo confronto con la cultura
del suo tempo. Le ricerche di quegli anni nascono da precisi progetti,
ma poi si sviluppano come per gemmazione una dall'altra, seguendo talvolta
le suggestioni associative suggerite da immagini già scttate, e così molte
fotografie vengono riutilizzate in raggruppamenti nuovi, acquisendo quasi
il valore simbolico che assumono le carte da gioco a seconda delle diverse
combinazioni. Negli anni ottanta le immagini di Ghirri hanno progressivamente
virato il tentativo di raffigurare non tanto degli oggetti (nel caso specifico,
il paesaggio italiano logorato da secoli di rappresentazioni artistiche),
quanto il sentimento che la visione di spazi carich di memorie storiche
sapeva suscitare nel suo animo. Non si è trattato di un'involuzione verso
un romanticismo ritardatario, ma ancora una volta del desiderio di consegnare
all'immagine fotografica il compito di guidare l'individuo ormai completamente
condizionato dagli stereotipi visivi, fotografici o televisivi, verso
il recupero della facoltà immaginativa. L'immaginazione, infatti, era
per Ghirri il segno della presenza del sentimento, cioè della facoltà
che rende l'uomo aperto,generoso e disponibile verso i suoi simili, ma
soprattutto gli restituisce la spontaneità della visione, la capacità
di gioire delle piccole cose entro le quali si cela la bellezza. Una bellezza
che Ghirri ha saputo cogliere nell'immobilità ordinata e silenziosa dei
suoi paesaggi, nella tonalità tenui, nell'armonia cromatica che rendono
le sue immagini inconfondibili.
Durante
il periodo di mostra saranno visionabili due filmati:
"Il mondo di Luigi Ghirri" di Gianni Celati
"Luigi Ghirri - antologica 1972 - 1992" di Multimage e Emmestudio |
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Luigi Ghirri
a cura di
Massimo Mussini
apparati a cura di Laura Gasparini
Formato 25,5 x 28,5, 384 pagine
540 foto a colori.
Prezzo in mostra Lit. 100.000
(prezzo in libreria Lit.140.000)
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di Multimage
e Emmestudio
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Formato
VHS, 25 minuti
Prezzo in mostra Lire 25.000
Prezzo in libreria Lire 29.000
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Comune
di Reggio Emilia
Assessorato alla Cultura e Sapere
Biblioteca Panizzi
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Provincia
di Reggio Emilia
Assessorato alla Cultura e al Turismo
Palazzo Magnani
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Orari:
10.00 - 19.00; lunedì chiuso
Informazioni: 0522 - 454437/459406

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Ingresso:
L.10.000 (intero), L.8.000 (ridotto), L.5.000 (scuole) |
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